Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      562 STORIA FIORENTINAdei quale egli era arso incredibilmente sempre; olirà l'essere egli nato per madre de1 Soderini, e per padre, di coloro i quali erano stati tanto nemici a Piero di Lorenzo , e tanto amici del popolo, che presa 1' arme del comune, e mutando il nome del casato , s' eran fatti chiamare, non de'Medici, ma de1 Popolani. Io per me non credo che nessuna di quesle cagioni sola e separata dall'altre, ma tutte insieme avessero forza di condurlo a cosi, non so se pia, o empia, ma certo terribile e risoluta deliberazione. So bene per bocca sua propria , ch'egli ebbe in pensiero di volerlo ammazzare in Mercato Nuovo col suo pugnale medesimo, perehè rare volte cavalcava il duca, che egli non se1! facesse montare in groppa; ma rispetto alla guardia che sempre l'accompagnava, dubitò del successo, e forse temelte di non potersi salvare, e sopravvivere alla gloria sua , come egli desiderava : ed una notte fu tentato di dargli la pinta a terra d'un muro, ma ebbe paura o che egli non morisse, o che pure morendo, non si credesse lui esser caduto da se.
      Nè voglio lasciar di dire che gli fu predetto e pronosticato più volte , e per via di sogni, come da un paggio da Perugia, il quale era infermo, e per arte d* astrologia , come da maestro Giuliano del Carmine, il quale fece la sua natività ( benché costui , secondo P usanza di cotali astrologi , andava indovinando più quello eh' egli pensava che dovesse piace-ccre al principe, che quello che fosse la verità), non solo eh' egli sarebbe ammazzato, ina scannato ; e scannato , chi diceva il proprio nome , da Lorenzo de' Medici, e chi lo descriveva , come fece Giovandomenico dal Bucine, chiamato il Greco , e figurandolo in modo , che si conosceva espressamente che intendevano di lai. Scrissegli ancora di Romj madonna Lucrezia Salviati, la più veneranda matrona che vivesse, che si dovesse aver cura da mi tale, dipignendo Lorenzo ; e Madonna Maria sua figHuola, dimandata dal duca / perchè ella voleva sì gran male a Lorenzo, rispose: Perchè io so ch'egli ha in animo d'ammazzarvi, ed ammazzeravvi ; alle quali parole il signor Cosimo suo figliuolo, che le stava dietro, fece cenni al duca che la dovesse scusare come troppo affezionata: (1) ma egli, o tirato da*fati, come si può credere, o perchè, sebbene non si fidava di Lorenzo, non però ne temeva , considerato la gagliardia sua e la debolezza di lui; perchè fu verissimo, che calandolo un tratto amendue da un muro, Giorno, che quanto da prima l'aveva favorito, tanto nell'ultimo se l'era recato a noia, disse: Deh, signore, lasciatemi lagltare la fune, e leviancelo dinanzi, alle quali parole rispose
      (t) Si vuol qui notare coli' Arbib che andremo alla fine del periodo senza a\rr trovato la proposizione principale di crii questo egli esser dovrebbe soggetto, t'ioè le parole : ti ritte ii questi avvertimenti, o simili.
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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