Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO QUATTORDICESIMO 315
      va ritornare in Firenze, o no , non è in maniera alcuna ragionevole, che quegli i quali eran per la parte de' Medici, che già avevan quasi acquistata del tutto la vittoria, essendo la parte contraria sbattuta , e rimasa d'ogni cosa necessaria non solamente alla guerra, ma ancora al vivere, si strema , eh' ella era quasi del lutto soggiogata e vinla, avesse fallo un compromesso nella cesarea maestà, per lo quale ei le 10-gliessero V autorità di dar la sentenza in favor loro, e gliele lasciassero di poterla dare in favore de' loro avversari ; ma si debbono intendere que'le parole del capitolo di sopra detto in questa maniera, cioè che sua maestà sia obbligata lasciar Firenze ne' suoi antichi privilegi, esenzioni e onori, senza metterla sotto ad alcun dominio forestiero ; c lasciarla viver liberamente eolie sue leggi , ed in poter de' suoi maestrali; il che l'imperadore osservò fedelmente, siccome egli avea promesso di fare.
      «Ma acciocché s'iptenda meglio tutto quel che s'è detto di sopra, è da sapere che la città di Firenze ha avuto da circa cent'anni in qua due forme di governo, l'una delle quali cominciò l'anno 1434, che la nobiftà essehdò stata da pochi anni innanzi insino allora battuta conti-nuovàniente e maltrattata dalla plebe , ristrettasi insieme, e riprese le forze , ridusse in sè legittimamente tutto il governo della citlà, e per conservarsi meglio e più sicuramente quell'autorità che s'era acquistata, deliberò volontariamente e con consentimento concorde, di riconoscere ed onorare, come capo di quel governo della città che s'era ordinato allora, Cosimo de'Medici, uno de'lor medesimi cittadini, ina che le cose della città si governassero nondimeno da' maestrati e da'eon-sigli pubblici ; alla quale deliberazione acconsenti ancora la maggiore la miglior parte del popolo di Firenze, la quale era di già stracca e infastidita dall' insolenza e dalla confusione della plebe; e questa autorità la quale fu data a Cosimo da'suoi cittadini , insieme con quel medesimo modo di vivere che s' era ordinato allora, si distese poi anche ne' suoi discendenti, e visse la ciltà di Firenze in questa maniera più ricca e più potente, e con più pace e maggior quiete, eh' ella fosse vivuta giammai , dall' anno 1434 insino all'anno 1494. Nel qual tempo essendosi la famiglia de' Medici contrapposta a Carlo Vili re di Francia , quando egli passò in Italia per acquistare il regno di Napoli, fu col favore di quel re cacciala di Firenze, ed ordinato in quella città lo stato popolare, il quale fu conservato da i Fratizesi insino all'anno 1512, non già per cagione d' alcuna buona parte ch'egli avesse in sè, roa solamente per aver seguitato quel governo sempre mai con grandissima affezione le parti franzesi; ed essendo fondato nel voler, della moltitudine, fu necessario che seguitando la natura di quella, ei fosse sem-
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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