Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      380 STORIA FIORENTINAlo eleggiamo, nominiamo e dichiariamo nostro padre e protettore, e principale autore della recuperazione della nostra libertà, e confidando nella bontà e umanità di sua reverendissima signoria la supplichiamo che andando, come s' intende, in Affrica per altri suoi negozi a far riverenza a Cesare , si degni introdurre a quella maestà , e prestare ogni suo possi-bil favore a'nostri oratori destinali allo'mperadore per domandargli la libertà, anzi più tosto si degni farsi autore principale di cosi giusta e gloriosa impresa, acciocché dopo la benignità di Cesare, in sua signoria reverendissima abbiamo a riconoscere tanto dono, quanto è quello della desiderata libertà. E acciò sua reverendissima signoria conosca quanto confidiamo nella sua bontà, noi umilmente la preghiamo che le piaccia che lutti gli negozi e azioni che per l'avvenire s'aranno da fare a fine della liberazione delia nostra patria, si facciano specialmente in nome di sua signoria reverendissima e degli altri amatori della nostra città, senza più fare in nome o in fatto alcuna differenza o distinzione, acciocché si mostri chiaramente esser fatto un cuore ed un'anima in apparenza di tutti gli animi di coloro che amano la patria, come sono d' una mente medesima con effetto e in verità, secondochè sua signoria reverendissima vedrà manifestamente nel disporre come signore e padre della servitù , de' cuori e delle persone nostre, ogni volta che sua signoria reverendissima n'arà per sue lettere consolati, degnandosi di esaudire i preghi nostri, accettando e confermando benignamente quanto per noi di sopra s' espone umilmente in fede della nostra fedelissima servitù verso sua reverendissima signoria».
      Alla qual lettera il cardinale rispose benignamente per un'altra sua lettera di questa maniera:
      « Magnifici Signori.
      « Il cavaliere fra Giovanmaria Stratigopolo m' ha riferito, siccome conscia dell' animo e volontà mia verso il pubblico bene e libero vivere della nostra patria, ch'aveva e privatamente e pubblicamente a ciascuna delle, signorie vostre dichiarato quanto io desiderassi, ed all' u-tile ed al ben pubblico convenisse, che tutte o parte di quelle si trasferissero con esso meco alla maestà cesarea, acciocché avendo a trattar della liberazione e quiete, della nostra città, fossero veri testimoni appo Dio ed il inondo dell' ufficio ed opera mia verso la patria, ed io mediante la Iar testimonianza ne raccogliessi quei frutti, quali di simili opere e uffici da i grati e buoni cittadini si sogliono debitamente desiderare; e visto quanto in questa parte dalle signorie vostre in scriplis fu risposto al prefato cavaliere, m'è suta gratissima la deliberazione , sperando che d'una si santa unione verso la liberazione della pa-
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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