Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      278 STORIA FIORENTINAe ristrettisi di poi insieme con quei fuorusciti eh'eran rimasi in Roma, e eh' erano del medesimo parere eh' eglino erano , deliberarono da loro stessi di mandare il cardinale de'Medici a Tunisi con commessione di raccomandare la città allo'mperadore, quanto si potesse il più, e rimettere liberamente nel!' arbitrio di sua maestà d'ordinare io Firenze quel governo che più le piacesse , solo che egli ne levasse il duca Alessandro.
      In questo medesimo tempo che i nemici del duca facevan queste lor pratiche, il cardinal de'Medici s'era partito di Roma, e itosene a Uri per andarsene a Tunisi, e ricominciare egli stesso in quel luogo a trattare con Cesare quella pratica d' accomodar le cose sua col duca Alessandro , perchè egli aveva poco innanzi mandato il Cesano suo segretario in Barcellona, pel quale egli voleva far richiedere all' imperadore, che gli piacesse d' adoperare che il duca gli desse ogn'anno almeno la metà dell' entrate de' poderi e degli altri beni stabili della casa de'Medici, e quella parte nello stalo di Firenze, che a sua maestà paresse convenevole ; il qual maneggio era stato poi interrotto dall' ambascerie che i nimici del duca Alessandro avevan mandate a Cesare, e dalle commes* sioni che il cardinale, persuaso da i medesimi nimici del duca Alessandro e da papa Paolo III, per le cagioni di sopra dette, aveva di nuovo per sue lettere date al Cesano, di convenir cogli ambasoiadori predetti a far quelle dimande alla cesarea maestà, e porgergli quelle querele contro al duca, che noi dicemmo di sopra ; ma avendogli il procedere de'ni' mici del duca Alessandro, e le lor discordie e vari pareri, e forse anche gli amorevoli ricordi, e fedeli consigli di qualche suo amico e servidore, dimostro finalmente a quanti e a quanto gran pericoli lo facesse soggiacere la nimicizia eh' egli aveva col duca , s' era al fine deliberato per mezzo di Cesare di far pace seeo con quelle condizioni che paressero giuste e ragionevoli alla cesarea maestà ; della qual cosa dubitando i ni-miei del duca Alessandro , mandarono il signor Piero -Strozzi a trovarlo a llri, acciocché egli gli dimostrasse con quelle ragioni più vive che egli potesse, quanto lo stare unito co'fuorusciti fiorentini, e cogli altri nimici del duca Alessandro gli dovesse essere utile e onorevole; concio* siacosachè s'egli insieme con loro significava a Cesare l'acerbo odio e mortale che tutta la città di Firenze portava universalmente al duca, ed i cattivi suoi portamenti, necessariamente ei sarebbe rimosso dal governo di quella, e da questo ne seguirebb^ph' egli ne diverrebbe signore) per la grazia e benevolenza eh' egli aveva di tutti i cittadini fiorentini, cosi di quelli di dentro come di quelli di fuori, essendo massimamente di più.età che .non era,il duca Alessandro, e avendo avuto per Io tempo passato il governo della città.; A&dòi il signor Piero a trovata il cardinaleLjOOQle


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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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