Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

Pagina (257/476)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina  Immagine

      LIBRO QUATTORDICESIMO 257
      giammai, anzi siamo sempre mai vissuti onestamente e cristianamente, del che le possono far fede dimolti gentiluomini che ci conoscono qui in Ferrara ed in Modana ancora ; laddove la maggior parte di noi ha fuggilo quell'ira e quella malvagia volontà, che senza alcuna giusta o ragionevol cagione ci ha perseguitato già qnattr'anni, e continuaineule ne perseguila. Duolci assai, illustrissimo signore , dover partire dello stato di vostra eccellenza; e lo imputiamo un nostro secondo esilio (1) oltre ai primo, non solamente per dover noi mancare di quelli aiuti e di quelle cortesie, che quella ed i sudditi suoi ci hanno porti e porgevano continovamente , i quali di vero per loro stessi erano grandissimi, ma a noi tanto maggiori, quanto ce ne faceva più di bisogno che ad alcun altro, siccome a quegli che siamo ingiustissimamente privati di tutti i nostri più cari interessi ; ancora perchè noi crediamo che mol-l'altri signori italiani e oltramontani ancora, veggendo che un principe tanto pio, giusto, cortese e prudente, com'è l'eccellenza vostra, per saziare l'odio che il papa ed il duca Alessandro ne portano, ci manda fuori delli stali suoi, seguendo 1' esempio suo non ci vorranno anch' e-glino nelle terre loro, la qual cosa ci sarà cagione di molti affanni, siccome ella può prudentemente immaginarsi. Nondimeno in tante nostre miserie e si gravi, e in tanti nostri travagli ci è di non piccolo conforto il conoscere che noi siamo perseguitati a torto, e non per alcun nostro errore, e da quelli che per lo grado eh' egli tiene in terra, dovrebbe aver compassione alle nostre miserie, e trarci di quelli affanni ne' quali noi siamo, ancoraché noi gli fussimo incorsi per nostra colpa; conciosiacosachè noi siamo suoi figliuoli , essendo Cristiani come noi siamo, e nati pure nella medesima città eh' è nato egli ; ma noi speriamo che Dio giusto riguardatore dell' operazione degli uomini, rivolgerà , quando che sia, gli occhi della sua infinita pietà inverso la giustizia della causa nostra, ed inverso la nostra innocenza, e porrà fine a tanti nostri mali, e alla dura servitù che sì agramente affligge la nostra già libera patria, e che in qualche modo dimostrerà quanto la crudeltà e la violenza eh' essi usano contra gì' innocenti, dispiacciano a sua Maestà (2), e che per suo divino giudieio elle ritorneranno finalmente in danno e rovina di chi l'ha usale. Intanto noi preghiamo l'eccellenza vostra , che ci tenga in sua buona grazia, e per suoi fedelissimi amici ed obbligatissimi servidori, siccome noi le siamo ».
      Il duca Alfonso rispose benignamente dicendo che non bisognava che
      (I) Nel significato di reputare, ma senza !e particelle a o in. I Classici no» fecero distinzione alcuna tra questi due verbi, adoperati indifferentemente 1' unfrper l'altro.
      (3) Da riferirti a Dio pominato innanzi.
      v^ooQle


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina  Immagine

   

Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

Pagina (257/476)






Ferrara Modana Alessandro Cristiani Dio Maest Alfonso Classici Dio Qle