Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO QUATTORDICESIMO 249
      Patire avessero il medesimo nome che aveva la sua, si messe in sulla veglia alla Luisa appresso, e le usò qualche parola , e fecele qualche alto degno di lui, ma non già di lei; perchè ella come onestissima e di grande animo, con parole altiere e piene di sdegno, lo ripinse indietro; ma egli, come sfacciato e senza vergogna, la mattina che essendo finita la festa, la quale era durata insino al giorno , la Luisa voleva montare a cavallo per ritornarsene a casa, le si fece incontro per aiutarla cavalcare, e le disse delle medesime parole , e le usò di quei medesimi atti eh' egli aveva usati la notle in sulla festa ; dalla quale gli fu con grandissimo sdegno risposto quello eh' ei meritava : pure la cosa si passò , e non ne sarebbe forse seguito altro, se a Giuliano fosse bastato lo avere usato di-scortesia a una gentildonna com' era quella , e non se ne fosse poi anche ito vantando, siccome egli fece in questa maniera : È ogn' anno tutti i venerdi di marzo conceduto dalla Santa Chiesa romana perdono di colpa e di pena di tutti i suoi peccali a qualunche persona che visita il tempio di San Miniato, il quale fu fallo dalla contessa Matelda, e in quel tempo era abilato da i monaci di Monlolivelo, ed il tempio di San Salvadore, che ancora oggi è tenuto dai frali di san Francesoo Osservanti , e già fu edificalo dalla nobilissima famiglia de* Quaratesi, i quali templi ambidue sono posti in sul monte cognominato da san Miniato Martire, il poggio di San Minimo. A queste due chiese dunque concorre in questi giorni di sopra detti, e massimamente la mattina innanzi desinare , quasi tutta la nobiltà di Firenze d' uomini e di donne; onde molti artefici gli vauno, e gii rizzano delle botteghe , come si fa a una fiera , e gli portano delle mercatanzie ; perchè molte gentildonne, quando lornano.da quelle chiese, si fermano a vedere le robe che gli arte-lioi gli hanno portate, e talora a comperare anche qual cosa, e per le lor serve o famigli se le mandano a casa ; onde intorno a queste botteghe si fermano de'gentiluomini per veder lornare le brigate delle donne dal perdono, e vederle comperar delle cose, e per motteggiar talora onestamente qualche lor parente o vicina. Essendo dnnque innanzi a «na di queste botteghe un cerchio di gentiluomini , dove erano messer Lione Strozzi cavaliere Ierosomilitano prior di Capua , fratello della Luisa di sopra delta, e Giuliano Salviaii, ella passò in compagnia di ceri'altre gentildonne , che tornavano tulle insieme da pigliar il perdono , e veggendo Giuliano Salviati la Luisa , come uomo leggieri e di poco cervello , si vantò quivi pubblicamente di quelle discortesie eh*1 egli aveva fatte e dette il carnovale passato alla Luisa in casa Niccolò Nasi, e forse di mollo più eh' egli non aveva fallo e dello, oltre di questo disse : che voleva giacer seco a ogni modo. Udì il priore , e disse : Giù- « tomo, io non SOf se til Giu-
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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