Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBBO DODICESIMO 207
      Perchè dopo alcuni ragionamenti e pratiche, ristretti insieme, vinsero nella balia il quarto giorno d'aprile una provvisione, per la quale fri dato autorità alla signoria e gonfaloniere di potere , anzi dovere eleggere dodici cittadini, i quali potessero e dovessero fra'1 termine di un mese aver riformato, riordinato , ricorretto e stabilito lo stato, il governo e' I reggimento della città di Firenze, con tutte P altre cose annesse , dependenti e pertinenti alle faccende del comune , con tanta potestà e balia , quanta si potesse maggiore , e con autorità di potersi prorogare per un altro mese. I dodici riformatori furon questi : messer Matteo Niccolini, messer Francesco Guicciardini, Agostino Dini, Ruberto Pucci , Iacopo Gianfigliazzi, Ruberto Acciainoli, Bartolommeo Valori, Giovanfrancesco Ridolfi , Matteo Strozzi , Francesco Vettori, Palla Rti-celiai e Giuliano Capponi; a'quali s'aggiunse per cagione dell'esser egli gonfaloniere Giovanfrancesco de'Nobili. 1 signori i quali sedevano per marzo e aprile con esso lui , i quali furono gli ultimi signori della città di Firenze, erano: Luigi di Piero Guicciardini e Bongianni Antinori Per Santoâ–  Spirilo ; Iacopo di Berlinghieri Berlinghieri e Antonio di Bettino da Ricasoli per Sanla Croce; Guasparri d'Antonio dal Borgo e Domenico di Soldo del Ce^ia pei' Sanla Maria Novella; Giuliano di messer Bartolommeo Scala e Raffaello d'Alessandro Pucci per San Giovanni ; e il lor notaio fu ser Giovambatista di Michelagnolo Vivaldi.
      I tredici riformatori, ragunatisi agli venzette d'aprile nella camera del gonfaloniere, fecero per partito, secondochè era la volontà e P or: dine di papa Clemente, che fornita quella signoria che sedeva, colai magistrato , dopo ch'egli era durato dugencinquant'anni, insieme col gonfaloneratico s'intendesse in lutto e per tutto esser vacato e spento, nè mai più per l'innanzi si dovessono e potessono rifare nè signori uè gonfalonieri; e per creare e dar forma al nuovo stalo arrosero alla balia ollantaquattro cittadini, e ordinarono che da tutti insieme, levalo il nome di balia, s'avessero a chiamare, non ostante che fossero più, il consiglio de' dugento. Elessero un consiglio , ovvero senato di quarantotto cittadini scelti, i quali si chiamassero gli ottimati. Dichiararono il duca Alessandro capo e principe di tutto lo stato e governo, con titolo di doge della repubblica fiorentina, durante la vita sua; e dopo lui i suoi legittimi figliuoli e successori in perpetuo, dovendo sempre aver luogo il privilegio della primogenitura, e non avendo figliuoli legittimi, il più propinquo della casa in infinito, non derogando per questa alla provvisione delli diciassette di febbraio. Levarono la distinzione dell'arti maggiori e minori, e la precedenza d'esse nel sedere ne' magistrali, mescolando e confondendo la maggiore colla minore, e facendo di amendue uncorpocun membro solo, di maniera che tutti i cittadini fossero.
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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Firenze Matteo Niccolini Francesco Guicciardini Agostino Dini Ruberto Pucci Iacopo Gianfigliazzi Ruberto Acciainoli Bartolommeo Valori Giovanfrancesco Ridolfi Matteo Strozzi Francesco Vettori Palla Rti-celiai Giuliano Capponi Giovanfrancesco Nobili Firenze Luigi Piero Guicciardini Bongianni Antinori Per Santoâ Spirilo Iacopo Berlinghieri Berlinghieri Antonio Bettino Ricasoli Sanla Croce Guasparri Antonio Borgo Domenico Soldo Sanla Maria Novella Giuliano Bartolommeo Scala Raffaello Alessandro Pucci San Giovanni Giovambatista Michelagnolo Vivaldi Clemente Alessandro Qle