Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

Pagina (165/476)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina  Immagine

      LIBRO DODICESIMOsamente della scultura e della pittura, commisse, essendogli uscita la stizza, che si ponesse ogni studio e si facesse ogni diligenza per rinvenirlo, e se gli facesse affermare , lui avergli perdonalo e volersi servire dell' opera sua. Perchè Michelagnolo, pervenutogli ciò d' una bocca in un' altra all' orecchie, uscì fuori > e più per bella paura che per voglia eh' egli avesse di lavorare, essendo stato più e più anni eh' egli non che adoperato, non aveva veduto nè mazzuolo nè scarpegli, si pose giù, e in non gran tempo condusse e adornò la segrestia nuova di San Lorenzo, in nuova e maravigliosa foggia, con tante si belle e sì artificiose figure ( avvengadiochè non fornite ), che la nostra età ( se i più intendenti artefici dicono vero ) non ha, mediante cotale e altre opere di Michelagnolo, che invidiare all'antica, nè Firenze a Roma. Laonde quanto sarà lodato e ammirato dal mondo Michelagnolo, il quale la lavorò, tanto deve essere commendato e ringrazialo papa Clemente, il quale lavorare gliele fece.
      Il penultimo giorno d' ottobre furono per partito de' signori otto decapitali nel bargello, due ore innanzi giorno, Bernardo di Dante da Castiglione , Francesco di Niccolò Carducci e Iacopo d'Iacopo Gherardi, e circa tre settimane dopo , Luigi di Pagoio Soderini e Giovambatista Cei, ciascuno de'quali, essendo da Francesco Antonio Nori e da altri cittadini palleschi più che rigorosamente esaminati e più che crudelmente martoriati , disse e confessò, o vero o falso eh' egli si fosse, tutto quello che volevano che dicesse e confessasse coloro, i quali sì aspramente gli esaminavano e tormentavano. Ora, che non Pesamine e confessione loro gli condannassono a morte, ma l'essere stati essi gran nemici de' Medici, e odiati soprammodo da-papa Clemente, è più che manife-festissimo ; conciosiachè innanzichè fussino non che esaminati, presi, era venuto da Roma P ordine di tutto quello che fare, e in che modo farsi doveva; e coloro i quali o non sapevano o infingevano di non sapere queste cose, dovevano o saperle , secondochè a me pare, o almeno nolle scrivere tanto lontane dalla verità, e massimamente che in Firenze vivono ancora,' se non più , diecimila persone, le quali le sanno, come quelle che toccavano a loro, per lo senno a mente, come s'usa dire. Antonio degli Alberti, il quale era cognato del Carduccio, avendo il Carduccio una sua sorella per moglie, giovane qualificato, e che era in oppenione e aspettazione straordinaria, non ne disse mai male , non che lo chiamasse fallito, anzi lo lodò e onorò sempre, e nell'ultimo se gli offerse di mettersi a rischio della vita per trafugarlo e campargli la morte ; ma Francesco non volle : il qua! Francesco non richiese Filippo de7 Nerli, che gli facesse avere un ufizio , come dicono, perchè non era sì semplice, ma gli domandò consiglio, come a colui Varchi. Voi. II.
      Digitizedby


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina  Immagine

   

Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

Pagina (165/476)






Michelagnolo San Lorenzo Michelagnolo Firenze Roma Michelagnolo Clemente Bernardo Dante Castiglione Francesco Niccol Carducci Iacopo Iacopo Gherardi Luigi Pagoio Soderini Giovambatista Cei Francesco Antonio Nori Pesamine Medici Clemente Roma P Firenze Alberti Carduccio Carduccio Francesco Filippo Nerli Varchi Perch Antonio Francesco