Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO DODICESIMO I 57
      Aveva messer Giovati Antonio Musseltola, il quale era venuto da Roma con segrete commcssioni, fatto sapere più volte al signore Malatesta, che la mente di sua santità era ch'egli con tutte le genti sue sgombrasi» quanto prima Icr città, la qual cosa (sebbene mostrava in contrario) gii pareva stranamente ostica, e ciò non per tema che Firenze, partito lui restando disarmata, non andasse a sacco, come egli diceva , nè per osservar 1' obbligo il quale egli aveva fatto di non dovere partirsi di Firenze prima ciré Cesare avesse secondo la capitolazione riformato il governo, ma faceva per istar più tempo in quella grandezza e quasi signoria, e perchè desiderava grandissimamente quello ch'egli doveva (s'avesse conosciuto o stimalo l'onore) grandissimamente fuggirete ciò era di trovarsi a consegnare Firenze nelle mani de'nipoti del papa, non sappiendo egli chi de'duoi, Ippolito o Alessandro, avesse destinato Clemente per successore delia grandezza della casa de1 Medici : rispondeva dunque al Mussettola che il partir suo era pericoloso per la città , e da doversi considerare molto bene. Onde non mancò chi disse poi, che il voler consegnare la città di sua mano a"nipoti dei papa, e l'aver mandato il Foiano legato a sua santità, erano stati di sovvallo (1) e per soprappiù del tradimento principale , aggiugnendo una mala giunta a una pessima derrata. Soggiugneva nondimeno Malatesta, ch'egli ogni volta che Baccio Valori , il quale la persona del papa rappresentava , gliene comandasse, era pronto e parato a partirsi, anzi che non desiderava cosa più che andare a riposarsi nella sua patria, e ristorando tanti stenti e disagi tanto tempo sostenuti e patiti, fare ogni sforzo di risanarsi per poter meglio servire sua santità : e in quel mezzo scrisse una lettera al papa; la qual lettera per più chiara certezza di molte cose , porrò qui da pii fidelissimamente di parola a parola.
      Santissimo e beatissimo Padre.
      « Dopo gli baci dei santissimi piedi, non ostante che continovamentt si sia ricordato con tutti que' modi che si richiede, tanto a'ministri imperiali , quante agli agenti di vostra beatitudine, a levar via questo esercito, per metter fine a tanti danni che questa città patisce, e levar via il pericolo in che è stata e in che ancora si ritrova , si dà la colpa del non esser seguito 4' effetto, al non aver fatto la provvisione del danaro; pure, per quanto mi dice il signor commessario, pere che si troverà modo di contentar prima gli Spagnnoli e gli Tedeschi , i quali tra
      (,) Si dice di eost die viene senti spesa e per lo più da goder»! in brigate. —-Così la Crusca.
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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