Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO UNDICESIMO 125
      Signor comrnessario, non ci volemo arrendere f — No, rispose il Ferruccio, e abbassando ii capo, si lanciò in un folto stuolo che veniva per offendergli ; allora il capitano Goro, veduto il comrnessario e generale in un luogo troppo pericoloso, volle pararglisi dinanzi per fargli scudo di sé medesimo; ma egli borbottando lo tirò irosamente indietro e sgridollo } onde lutti gli altri capitani e valenti soldati corsero a gara per soccorrerlo, e fecero s?i grande sforzo, che data e rilevala una grande strage, gli ributtarono a viva forza fuori della terra, dove si ragunarono quasi tutti i fanti e tutti i cavalli de' nimici eh' erano sparsi in diversi luoghi, perchè circondati i Ferrucciani d' ogn' intorno, ne furono morti molti e molti presi, e molti si misscro in fuga; il che veggendo il Ferruccio, e non volendo ancora cedere, e non potendo ritornare nella terra, si ritirò in un casotto col signor Giampagolo, vicino al castello , e quivi ancoraché fussono tutti stracchi e trambasciati, si difesero gran pezzo. Ma veduto preso la terra, e tutti i soldati parte morti e parte feriti, parte presi e parte fuggiti, alla perfine essendo amendui, e massimamente il Ferruccio ferito di più colpi mortali, anzi non avendo egli parte nessuna addosso, la quale non fusse o ammaccata dalle picche , o forata dagli archibusi, non potendo più regger P armi, s' arrenderono.
      Il Ferruccio fu prigione d' uno Spagnuolo, il quale per aver la taglia lo teneva nascoso, ma Fabbrizio volle che gli fusse condotto dinanzi, e fattolo disarmare in sulla piazza, e dicendoli tuttavia villane e ingiuriose parole, alle quali il Ferruccio rispose sempre animosamente , gli ficcò, chi dice la spada, chi dice il pugnale e chi una zagaglia, chi dice nel petto e chi nella gola, e comandò a' suoi ( avendo egli detto , tu ammazzi un uomo merlo ) che finissero d' ammazzarlo, o non conoscendo , o non curando 1' infinita infamia che di così barbaro e 8troce misfatto perpetuamente seguire gli doveva. Il signor Giampagolo gli pagò quattromila ducati di taglia, e fu liberato. Il signor Amico d' Arsoli, il quale aveva quel giorno con senno senile e forze gio-venili fatto prove maravigliose, fu comprato dal signor Marzio Colonna secenlo ducati da coloro che P avevano prigione, e ammazzato di sua mano : atto per mio giudicio tale, che i Romani antichi non ne fecero alaun mai in tutte ie guerre loro nè sì bello nè si lodevole, che questo non fusse più brutto e più biasimevole ; e come la cagione che allegava poi Fabbrizio in escusazione della sua efferata inumanità, trovala piuttosto da altri che da lui, era più verisimile che vera , così quella che s" allegava in difesa del signor Marno ; che P Arsoli aveva morto in battaglia Scipion Colonna suo cugino, nollo scagiona nè gli toglie la macchia dell' infamia, nè P usanza de1 moderni Romani può fare che


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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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