Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO UNDICESIMO 75
      rani dicono (I) Firenzuola, e quella di Francesco Corso nel conveulo di San Francesco. Il capitano Giulio Graziani, il quale non s' era mai impacciato di que* travagli eh' erano stati tra '1 commessario Covoni ed i Volterrani, si stava alloggiato co' suoi soldati nel convento di Sani' Agostine; ma non parendo a Francesco Corso d'essere alloggiato sicuramente nel convento di San Francesco , temendo de' Volterrani, volle '1 suo alloggiamento più presso alla cittadella; onde fu alloggiato intorno a San Piero, ma nè per la partita delle due compagnie dei soldati furono abbandonati i borghi, perchè gli abitatori di essi non si partirono, ma gli facevano continuamente le guardie ; solamente sgomberarono tutte le loro robe dentro alla città.
      Quei dieci uomini i quali noi dicemmo di sopra eh' erano stati eletti dal consiglio di Volterra per aver cura insieme col commessario e col capitano della terra di salvar la città, si ragunarono il giorno medesimo, e mandarono un trombetto al commessario Guiducci a * fargl' intendere tutto quello che s' era fatto, e chieder tempo a risolversi, e in più volte ottennero da lui otto giorni di tempo, ed in questi di mandarono più volle ambasciadori ai campo per accordarsi seco ; ma non si trovando modo di convenire , il quale fusse con onore della signoria di Firenze, il commessario ed, il capitano di Volterra, veggendo la inclinazione de' Volterrani a ribellarsi, e che eglino volevano accordare co' niraiei in ogni modo, nè parendo loro aver tanlc forze da potervi rimediare, avendo le genli nimiche sulle porte di Volterra , ritirarono tutti i soldati inverso la cittadella, .nella quale eglino si rifuggirono. I dieci uomini adunque, veggendosi liberi della presenza del capitano e del commessario, fecero tre ambasciadori al commessario Guiducci, con autorità assoluta di comporre con lui in quel miglior modo eh1 ei potevano , e del contralto di quest' autorità fu rogato (2) messer Iacopo Polverini da Prato allora cancelliere di detta comunità , sotto 25 di febbraio 15*29, e gli ambasciadori che furono eletti, furon questi: ser Agostino Falconcini, Giovanni di Francesco Marchi e Mariotto d' Ottaviano Lisci, i quali a' 24 giorni di febbraio del medesimo anno partirono di Volterra , e se n' andarono a Villamagna , luogo lontano dalla città cinque miglja, laddove si trovava Taddeo Guiducci, e capitolarono seco in quesla maniera di sotto scritta :
      € Primieramente, che s' intendesse dover esser salvi il commessario
      (l) Cioè danno il nome.
      (a) Esser rogato, cioè richiesto o pregato, di un contratto o di un teslamen tò disser più volentieri gli antichi, che non Bogare questo o quell'atto; e l'atto «tcuo chiamavano Rogo, nome e uso omesso dalla Crusca. €t*ì l'Arbib.
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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