Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO UNDICESIMO \{
      vicario di Cristo, che si doveva presumere che sua santità non proporrebbe cosa che non fusse da fare , e poi, che avendogli Cesare promesso, non poteva mancare di fede , il quale lui sapeva eh' era quanta fede era nel mondo. Disse ancora , che la città per avere fatto contra I1 imperadore era caduta da' suoi privilegi, e che essendo ricaduta all' imperio, poteva giustamente seguitare nell' impresa ; e asseverava tutte queste cose con un viso fermo, e con atti , che pareva eh' egli le credesse come le diceva. E cosi essendo stati piuttosto beffati come mercatanti, che onorati come ambasciadori, e anzi rimandatine che licenziati, se ne tornarono agli selle di febbraio senza conchiusione nessuna a Firenze Andreuolo e Luigi, perchè Ruberto ossendo malato si rimase in Bologna in casa de' Foscolari ; il qual Ruberto quando tornò ebbe delle fatiche a giustificarsi d' alcune parole che gli aveva commesso il papa ehe dicesse al gonfaloniere solo ; nè so se io mi debbia dire fra tante particolarità quello che allora si disse essere avvenuto, cioè che per commissione di Clemente fu smattonato e scoperto il palco della camera, nella quale abitavano gli ambasciadori, per potere udire quello che tra loro ragionavano.
      Mentrechè gli oratori erano in Bologna piuttosto uccellati che uditi, Francesco re cristianissimo , sollecitalo da' continui preghi del papa e dell' imperadore, mandò a Firenze monsignore di Claramonte in nome, per iscusarsi dell'accordo fatto con Cesare senza inchiudervi, contra le sue promissioni, i Fiorentini, e per confortargli a doversi accordare, offerendosi per mezzano; ma in fatti, per comandare al signor Ma-Iatesta e al signore Stefano, e protestar loro da parte del re, come fece, che si partissono di Firenze ; ben è vero che segretamente e in disparte disse all' uno e altro che ciò s' era fatto per compiacere all' imperadore e al papa, non da vero, ma per cirimonia, e perciò che non partissono, ma attcndessono a fare 1' ufficio loro ; e all' ultimo voleva che i Fiorentini rimettessono le differenze loro col pontefice nel-l'imperadore. iTmedesimo re per le preghiere de'medesimi, i quali non prelermette.vano diligenza nessuna, ancora nelle cose menomissime e indegne delle loro persone, richiamò come per le medesime cagioni fece anco il duca di Ferrara, il suo oratore, il quale era monsignore di Vigli ; e colla medesima doppiezza, perchè i Fiorentini vedutisi abbandonali non accordassono, vi lasciò messer Emilio Ferretti, il quale era venuto di Francia uditore del marchese di Saluzzo , poi come uomo del Cristianissimo era stato appresso Malatesta in Perugia. Era messer Emilio nato bassissimamente nel Valdarno di sotto di congiungimento non solo illegittimo, ma illecito, e nondimeno egli, oltrachè la natura l'aveva di rarissimo ingegno, di bellissima persona e di gratissima presenza do-
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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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