Storia fiorentina (volume II) di Benedetto Varchi

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      LIBRO UNDICESIMO 9
      Ruberto di M. Domenico Bonsi, il quale riferì per li dodici buon-oniini, disse in sustanza: La maggior parte non vogliono che si mandino ambasciadori. Alfonso Strozzi, il quale riferì per gli dicci, disse , che non si mandino. Mariotlo de' Bardi, che riferì per il gonfalon della scala, disse : Tulli uniti, che si debbano mandare. Francesco Sapiti pel nicchio, Di sellanlaqualtro, cinquunlaquallro vogliono che si mandino. M. Francesco Verini filosofo in Firenze di grandissimo nome, riferendo por la sferza disse: D' ottantasei, setlantacinque concorrono al sì. M. Niccolò Soderini per lo drago di Santo Spirito, Di cinquanta, da quattro in fuori, di sì. Giovanni Girolami pel carro : Di cinquan-ladue , fuor che quattro, sono ci' accordo che si mandino. M. Marco degli Asini pel bue : £>' otlantatrè, settanta sono di parere che si mandino, e gli altri tredici sono di contraria opinione. Miniato Busini pel lion nero , Di novanta , sellanzelte sì. Messer Matteo Niccolini per le ruote, Tutti, da due in fuori, di sì. Messer Paradiso Mazzinghi per P unicorno, che si mandino. Messer Bandino Bandini pel lion rosso, La maggior parte che no. Messer Alessandro Malegonnelle pel lion bianco, Cinquanta no, trenta sì. Messer Francesco Nelli pel lion d' oro, Di novanta, ottantadue che si mandino gli oratori, gli altri otto un mandatario. Messer Bono Boni pel drago di San Giovanni, / due terzi, che si mandino. Messer Piero da Filicaia per le chiavi, Di cento, tutti di *t, da sei in faora. Messer Giovanni Buongirolami pel vaio, Sono tutti vari, e vorrebbono che si cimentasse colle (ave; il che si fece subitamente, e di milletrecentosettantatrè fave, mille ne furono nere del si, e trecentoscltantatrè bianche del no.
      Io ho voluto portare le parole proprie che disse Filippo, non per tórre cosa nessuna ad alcuno, ma per dare il suo luogo alla verità, la quale non sia chi pensi, che si debba non che possa comperare con lode, o vendere senza biasimo: si può giustamente lodar Filippo, che egli riferì fedelmente distinguendo i quattro che volevano, tra' quali si conosce ch'era uno egli, dei dodici che non volevano, non ostante che Lionardo Bartoiini, uno anch'egli de' sedici, voleva colla solita audacia e presunzione sua , onde nacquero tra di loro male parole, eh' egli referisse semplicemente: I collegi non vogliono. Puossi ancora c più che giustamente lodare che egli giovane più tosto non senza qualche lettere che letterato, essendone stato ricerco da messer Gio-vambatista Fiegiovanni priore di San Lorenzo, prese in quel suo magistrato la cura di conservare i libri della libreria di San Lorenzo, i quali fatti già condurre in Firenze con non minore spesa e fatica e diligenza che lode, gloria ed onore di Cosimo e di Lorenzo Vecchio, si stavano o per negligenza o per malignità racchiusi in una stanza inv^rOOQle


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Storia fiorentina (volume II)
di Benedetto Varchi
Borroni e Scotti Milano
1846 pagine 476

   

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Domenico Bonsi Strozzi Bardi Tulli Sapiti Francesco Verini Firenze Niccol Soderini Santo Spirito Girolami Marco Asini Busini Matteo Niccolini Paradiso Mazzinghi Bandino Bandini Alessandro Malegonnelle Cinquanta Francesco Nelli Bono Boni San Giovanni Piero Filicaia Giovanni Buongirolami Filippo Filippo Lionardo Bartoiini Gio-vambatista Fiegiovanni San Lorenzo San Lorenzo Firenze Cosimo Lorenzo Vecchio OOQle Alfonso Mariotlo Francesco Giovanni Messer Messer Messer Messer Messer Messer Messer Messer