Firenze vecchia di Giuseppe Conti

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      carrozze eran per lui giorni di gloria. Prepotente e rogan-tino per natura, spiegava un'autorità, un'energia ed un sussiego fuor di luog-o. Il popolo lo prese subito in uggia per quel suo fare ridicolo, e cominciò a canzonarlo ad alta voce quando passava, senza che egli, che si voltava indispettito ad ogni apostrofe che lo pungeva, potesse mai scoprire chi
      10 dileggiava così ; perchè mentre si voltava da una parte, si sentiva dire un'impertinenza dall'altra, e risate da non averne idea. E lui ci s'imbizziva e sgranava quegli occhietti di fuoco, come se avesse voluto fulminare la folla.
      L'uniforme degli antichi Ufficiali di Piazza era una giubba corta, turchina, con faldine lunghe e strette ; ed il capitano Serrati, l'omino rabbioso che caracollava un mite destriero, quando trottava tra le file delle carrozze le falde gli svolazzavano e gli battevano sulla sella; perciò i fiorentini, così arguti, gli misero il soprannome di Battifaldc, e non fu quasi più conosciuto per il capitano Serrati.
      Erano famose le rabbie che Battifaldc prendeva durante
      11 corso quando qualcuno tentava d'uscire o di voltare ; tanto più che molti cocchieri glielo facevano apposta. Ma è altresì vero che egli era troppo rigoroso ed usava modi provocanti ed alteri : per causa sua, per il corso di San Giovanni, dal Ponte alla Carraia per un'angheria da lui fatta ad un cocchiere, poco mancò che non nascesse una sommossa, la quale si convertì in una burletta. Mentre quel guerriero indomito pareva sfidar l'ira della folla e si dimenava e si sbracciava, da una mano ignota gli fu assestato un tal lattone sulla lucerna, che gli messe dentro anche il naso. Da tutte le parti si cominciò a gridare: « Dai a Battifaldc, di/i, dai.... » Mentre l'infelice assordito dai fischi e dagli urli durava una fatica enorme a levarsi la lucerna, il dragone d'ordinanza non sapeva che cosa fare, perchè la folla lo aveva messo anche più distante dei dieci passi di prammatica ; per conseguenza rimase lì fermo tra le carrozze, senza potere andare nò innanzi nè indietro. E qui nuove irrisioni e nuove risate.


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Firenze vecchia
Storia - Cronaca - Aneddotica - Costumi (1799-1859)
di Giuseppe Conti
Bemporad Firenze
1899 pagine 702

   

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