Firenze vecchia di Giuseppe Conti

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      Firenze ì'ece/iiaad alcune nostre superbe Pasquelle incivili, che senza alcun segno di gradimento, su impalate in guisa tale si stanno, quasi che avessero nelle parti deretane - Dio ci liberi ! - qualche anima di pagliaio, - o palo — che così le tenesse; ma credo che non solo lo spaghetto, ma nè meno un canapo da pozzo, o una gomena da galera, tirata coli'argano bastasse a farle piegare il capo un tantino. »
      Il dominio della befana passò dalla strada alle pareti domestiche della famiglia; e le mamme se ne serviron per intimorire i bambini, acciocché fossero buoni. Quindi raccontavano ad essi che la Befana è figliuola del Bau, nipote dell' Orco suo nonno paterno, cugina della Trentancanna, che fu sorella della capra ferrata, ambedue figliuole della Biliorsa, la quale rimase vedova ed erede dell' uomo salvatico chiamato Magorte.
      E fin dagli antichi tempi inventaron le mamme la storiella, che i bambini stavan sempre a sentire a bocca aperta, maravigliati ed attoniti, che la befana scendeva nelle case dalla cappa del camino per portar via i bambini cattivi che se li mangiava e ingoiava come se fossero stati confetti ; oppure con un coltellaccio spuntato bucava loro il corpo. E fu per questo che insegnarono a' ragazzi quella specie di preghiera, dimenticata, e che diceva :
      Befana, befana non mi bucare, Ch'ho mangiato pane e fave; Ho un corpo duro, duro, Che mi suona come un tamburo.
      Quando poi i bambini eran buoni, davano loro ad intendere che la befana avrebbe portato dolci e regali ; e di qui nacque l'uso di mettere la calza al ferro del paiuolo, e che la mattina trovavan piena, perchè la mamma aveva pensato a riempirla.
      La vigilia dell'Epifania si cantava vespro solenne in tutte le chiese di Firenze, e vi assisteva una folla che non aveva


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Firenze vecchia
Storia - Cronaca - Aneddotica - Costumi (1799-1859)
di Giuseppe Conti
Bemporad Firenze
1899 pagine 702

   

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