Firenze vecchia di Giuseppe Conti

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      La Aforte della Granduchessa Maria Anna 333
      poiché verso la metà di marzo 1832 i segni della prossima sua fine furono manifesti. La infelice sovrana che per parte sua vedeva serenamente avvicinarsi la morte, ne provava orrore per le sue tre povere figlie che un giorno senza dubbio avrebbero avuto una matrigna; poiché, anche d'altra razza, le matrigne press'a poco son sempre le stesse; ed il cuore d' una madre non può reggere per i figli suoi a questa idea più d'ogni altra tremenda.
      La pia Granduchessa quando comprese proprio che il suo termine si avvicinava a gran passi, volle presso di sè il suo confessore monsignor Gi-lardoni vescovo di Livorno, - dove lo chiamavano Girandoloni perchè non ci stava mai — il quale l'assistè fino all'estremo. Egli, in quelle terribili alternative di fallaci speranze'e di crudeli disinganni, amministrò alla Granduchessa tre volte il viatico in pochi giorni ; ed il Granduca volle in persona tenere l'ombrellino come faceva nelle processioni del giovedì santo nella chiesa di Santa Felicita in Firenze.
      La sera del 23 marzo i due medici curanti, professori Brera e Betti dichiararono imminente la fine della Sovrana: ed infatti il giorno dipoi, assistita da essi e dal vescovo Gilardoni, spirò come una bambina, senza che quasi se ne avvedessero.
      Per ordine del Granduca ne fu imbalsamato il cadavere e furon date tutte le disposizioni per il trasporto a Firenze che avvenne il 28 di marzo.


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Firenze vecchia
Storia - Cronaca - Aneddotica - Costumi (1799-1859)
di Giuseppe Conti
Bemporad Firenze
1899 pagine 702

   

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