Firenze vecchia di Giuseppe Conti

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      Firenze Vecchia
      Con quel documento pubblicato in tempo furon sventate le méne dell'Austria ed assicurato Leopoldo sul trono della Toscana.
      Trovatasi così abilmente spianata la via dal Fossombroni, ch'era uno di quegli uomini che bisognerebbe fossero eterni, il nuovo Granduca si mostrò docile a tutte le sue proposte ed a tutti i suoi consigli, poiché sentiva di potersi pienamente fidare d'un galantuomo e d'un uomo di Stato come lui. E siccome, se si deve dire come va detta, i popoli piansero anche più la morte di Ferdinando III per la paura che avevano di cadere in mani poco abili ed inesperte negli affari di Stato, così il Fossombroni pensò d'affezionare ad essi il successore, facendogli diminuire le tasse. Questa è una molla che farà sempre scattare l'entusiasmo popolare. I discorsi, le belle parole e le pompose promesse che non si sa mai chi debba mantenerle, posson fare effetto lì per lì, ma poi lasciano il tempo che trovano.
      E fu per questo che l'accorto Fossombroni, giacché l'erario pubblico lo permetteva, consigliò al Granduca d' affermarsi subito, se non altro, per un buon principe.
      Infatti, ognuno sapeva che per quanto egli avesse raggiunto i ventisette anni «per l'inesorato volere del padre, » - giova ripeterlo - egli era rimasto sempre lontano dagli affari ed aveva passato il suo tempo occupandosi di dotti studi intorno alle opere di Galileo e di Lorenzo il Magnifico. Studi cotesti che lasciarono nel principe una traccia così profonda, che poi l'unico suo passatempo preferito fu quello di lavorare al tornio!... Ed il suo maestro fu il tornitore Mabellini, padre di quel Teodulo, che divenne una celebrità musicale.
      Il ministro delle Finanze Leonardo Frullani era morto poco prima di Ferdinando III; onde Leopoldo, appena salito al trono, dovè provvedere alla nomina del successore; e quando il Fossombroni gli propose a quel posto l'avvocato regio Francesco Cempini, il Granduca prima d'ogni altra cosa, gli rivolse queste testuali parole, che forse nessun regnante, in casi simili, ha mai pronunziate: « Come si sia a cuore? » Questa


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Firenze vecchia
Storia - Cronaca - Aneddotica - Costumi (1799-1859)
di Giuseppe Conti
Bemporad Firenze
1899 pagine 702

   

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