Firenze vecchia di Giuseppe Conti

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      L'imperatore Francesco e il re di Napoli a Firenze 185
      al Poggio Imperiale. Ciò che lo divertiva moltissimo, erano le fiere della quaresima, alle quali non mancò mai d'intervenire, prendendo parte ogni domenica al corso delle carrozze che allora si teneva alla porta dove si faceva la fiera. Xon tralasciò neppur quella di San Giuseppe nò della Santissima Annunziata, per la festa della quale assistè anche, con tutta la Corte, al Servizio di Chiesa.
      Il 21 di marzo il Comune offrì una gran festa sotto gli Uffìzi e in Piazza della Signoria in onore dell' Imperatore, che con l'Imperatrice, il Granduca e le Arciduchesse, la godettero dal terrazzino di Palazzo ATecchio.
      Gli Uffizi eran meravigliosi per la illuminazione fatta « a tre ordini di fanali trasparenti, che ricorrevano per tutta la fabbrica, disegnandone l'architettura. » L'interno del loggiato era illuminato con lumiere e fiaccole all'inglese, poste in mezzo a delle ghirlande di fiori ed a corone di lauro. Gli stanzoni « dei così detti Uffizi » erano illuminati con sfarzo, e ridotti a botteghe di vendita di rinfreschi e di altri generi, per comodo « del concorso popolo. »
      Sotto la loggia dell' Orgagna era stato eretto il tempio della Fortuna, che sorgeva in un boschetto nel quale le statue della Giustizia e della Fortezza eran di ricco ornamento. Ai lati del tempio eran situate due grandi orchestre con varii cantanti, che salutarono i sovrani quando si presentarono al terrazzino.
      In faccia a Palazzo Vecchio, presso il tetto de'Pisani, era stata eretta una montagna artificiale rappresentante la Reggia di A'ulcano, all'ing'resso della quale era stata collocata la statua di Giove « in atto di ricevere le saette dal fabbricatore di esse. » Ala questo non incontrò punto il gusto della popolazione « e molte satire vennero in appresso fatte contro gli artefici e i direttori. »
      Infatti, quel Giove tonante che non aveva neanche le saette di suo, e che bisognava che aspettasse la misericordia di quello che le fabbricava, era un concetto piuttosto ridicolo. Se Dio ne guardi il saettalo, diciamo così, faceva sciopero, addio Giove.


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Firenze vecchia
Storia - Cronaca - Aneddotica - Costumi (1799-1859)
di Giuseppe Conti
Bemporad Firenze
1899 pagine 702

   

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