- 370 —
tristizia, ridussi; e ridotte, pensai non essere onesta cosa quelle ad alcuna altra persona prima pervenire alle mani che alle vostre, che d'esse siete stata vera e sola cagione. Per la qual cosa, come che piccolissimo dono sia da mandare a tanta donna quanto voi siete, nondimeno, perchè l'affezione di me mandatore è grandissima e piena di pura fede, vel pure ardisco a mandare, quasi sicuro che, non per mio merito, ma per vostra benignità e cortesia, da voi ricevute saranno. Nelle quali se avviene che leggiate, quante volte Troilo piangere e dolersi della partita di Griseida troverete, tante apertamente potrete comprendere e conoscere le mie medesime voci, le lagrime, i sospiri e l'angosce; e quante volte le bellezze, i costumi, e qualunque altra cosa lauclevole in donna, di Griseida scritto troverete, di voi essere parlato potrete intendere. L'altre cose, che oltre a queste vi sono assai, niuna, siccome già dissi, a me non appartiene, nè per me vi si pone, ma perchè la storia del nobile innamorato giovane lo richiede : e se così siete avveduta come vi tengo, così da esse potrete comprendere quanti e quali siano i miei disii, dove terminino, e che cosa più che altro dimandino, o se alcuna pietà meritano. Ora io non so se esse fieno di tanta efficacia, che voi leggendole con alcuna compassione, possano toccare la casta mente, ma amore ne prego che questa forza a loro ne presti; il che se addiviene, quanto più umilmente posso prego voi, che alla vostra tornata mettiate sollecitudine, talché la vita mia, la quale a uno sottilissimo filo è pendente, e da speranza con fatica tenuta, possa, vedendovi, lieta nella prima certezza di sè ritornare: e se ciò non può forse così tosto come io desidererei avvenire, almeno con alcuno sospiro o con pietoso prego, per me fate ad amore che alle mie noie presti alcuna pace, e lei smarrita riconfortare. Il mio lungo sermone da sè medesimo chiede fine, e perciò dandoglielo, prego colui che nelle vostre mani ha posta la mia vita e la mia morte, che egli nel vostro cuore quello disio accenda, che solo esser può cagione della mia salute.
II. — Rita stessi.
Comechè a memoria tornandomi le felicità trapassate, nella miseria vedendomi dove io sono, mi sieno di grave