Stai consultando: 'Per la biografia di Giovanni Boccaccio ', Francesco Torraca

   

Pagina (357/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (357/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Societą Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   — 35S —
   Faticata; e verso il letto mirando, dov'ella giaceva, non gią sola, come io sperava, la vidi, ma in grandissima festa con quello amante, di cui poco avanti dissi alcuna cosa: perchč, ancora arrestato, volli vedere che volesse la lor festa significare: nč guari stetti che, alla richiesta di colui, con cui era, levatasi, e acceso un torchietto, e quella lettera, che tu mandata avevi, tratta d'un forzierino, col lume in mano e la lettera, al letto si ritornņ. Quivi il lume l'uno tenendo, e l'altro la lettera leggendo, e a parte a parte guardandola, ti sentii nominare, e con maravigliose risa schernire, e te or gocciolone, or mellone, ora ser mestola, e talora cenato chiamando, sč quasi ad ogni parola abbracciavano e baciavano ; e parole tra i baci mescolando, si dimandavano insieme se tu, quando quella cosa scrivevi, eri desto, o se sognavi; e talvolta dicevano: Parti che costui abbia l'arco lungo? Vedesti mai cosģ nuovo granchio? Per certo questi l'ha cavalcata. Egli č di vero nscito del sentimento, e vuole esser tenuto savio: domine dagli il malanno. Torni a sarchiare le cipolle, e lasci stare le gentildonne. Che dirai? Arestii mai creduto? Deh quante bastonate gli si vorrebbono far dare : anzi li si vorrebbe dare d'un ventre pecorino per le gote tanto, quanto il ventre, o le gote bastassero. Ahi cattivello a te! Come t'eran quivi con le parole graffiati gli usatti, e come v'eri per meno che l'acqua versata dopo le tre ! Le tue Muse, da te amate e commendate tanto, quivi erano chiamate pazzie, e ogni tua cosa matta e bestiale era tenuta, e, oltre a questo, v'era assai peggio, che per te. Aristotile, Tullio, Virgilio, e Tito Livio, e molti altri uomini illustri, per quel ch'io creda, tuoi amici e domestici, erano, come fango, da loro scalpitati e scherniti e annullati, e. peggio che montoni maremmani, spregiati e avviliti: e in contrario sč medesimi esaltando, con parole da fare per istomacaggine le pietre saltar del muro, e fuggirsi, soli sč esser dicevano l'onore e la gloria di questo mondo; dal che io assai chiaramente m'avvidi che '1 cibo e '1 vino disordinatamente presi da loro, e il desiderio di compiacer l'uno all'altro, schernendoti, di sč medesimi, ne' quali forse non furono giammai, gli avea tratti. Con queste parole e con simili, e con molte altre schernevoli, lunga pezza della notte passarono; e per aver pił cagione di farti dire e scrivere, ed essi di poter di te ridere e schernirti, quivi tra loro ordinarono la risposta che ricevesti, alla quale tu rispondendo, desti loro materia di ridere e di