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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   gli accidenti del carnale amore cominciai a pensare; e molte cose già passate volgendo, e ogni atto e ogni parola pensando meco medesimo, giudicai che, senza alcuna mia colpa, io fossi fieramente tratlato male da colei, la quale io mattamente per mia singulare donna eletta avea, e la quale io assai più che la propria vita amava, e oltre ad ogni altra onorava e reveriva. E in ciò parendomi oltraggio e ingiuria, senza averla meritata,, ricevere; da sdegno sospinto, dopo molti sospiri e rammarichìi, amaramente cominciai, non a lacrimare solamente, ma a piagnere. E in tanto d'afflizione trascorsi, ora della mia bestialità dolendomi, ora della crudeltà trascurata di colei, che uno dolore sopra un altro col pensiero aggiugnendo, estimai che molto meno dovesse essere grave la morte, che cotal vita, e quella con sommo desiderio cominciai a chiamare: e dopo molto averla chiamata, conoscendo io che essa, più che altra cosa crudele, più fugge chi più la desidera, meco immaginai di costrignerla a trarmi dal mondo. E già del modo avendo diliberato, mi sopravvenne un sudore freddo, e una compassion di me stesso, con una paura mescolata di non passare di malvagia vita a piggiore, se io questo facessi, che fu di tanta forza, che quasi del tutto ruppe e spezzò quello proponimento, che io davanti reputava fortissimo. Perchè ritornatomi alle lagrime, e al primiero rammarichio, tanto in esse multi plicai, che '1 desiderio della morte, dalla paura di quella cacciato, ritornò un'altra volta; ma tolto via come la prima, e le lagrime ritornate, a me in così fatta battaglia dimorante, credo da celeste lume mandato, sopravvenne un pensiero, il quale così nella afflitta mente meco cominciò assai pietosamente a ragionare. Deh stolto, che è quello, a che il poco conoscimento della ragione, anzi più tosto il discacciamento di quella ti conduce? Or se' tu sì abbagliato, che tu non t'avvegghi che, mentre tu estimi altrui in te crudelmente adoperare, tu solo se' colui che verso te incrudelisci ? Quella donna che tu, senza guardar come, incatenata la tua libertà, e nelle sue mani rimessa, t'è, siccome tu di', di gravi pensieri misera e dolorosa cagione, tu se' ingannato; tu, non ella, ti se' della tua noia cagione. Mostrami dov'ella venisse a isforzarti che tu l'amassi ; mostrami con quali armi, con quali giurisdizioni, con qual forza ella t'abbia qui a piagnere e a dolerti menato, o ti ci tenga. Tu noi mi potrai mostrare, perciocché egli non è. Vorrai forse dire: ella conoscendo ch'io l'amo, dovrebbe amar me, il che