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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   - 317 —
   assai ti sono aggradevole e oltre a tutte le cose contate, ci sono io, la quale tu in altra parte non troverai. Dunque lascia l'angosciosa proposta, e mutando consiglio, alla tua vita e alla mia insieme, rimanendo, provvedi, io te ne priego. —
   Le mie parole in molta quantità le sue lagrime avevano cresciute, delle quali, co' baci mescolate, assai ne bevvi. Ma egli, dopo molti sospiri, così mi rispose: 0 sommo bene dell'anima mia, senza niun fallo vere conosco le tue parole, ed ogni pericolo in quelle narrato m'è manifesto; ma acciocché io, non come vorrei, ma come la necessità presente richiede, brievemente risponda, ti dico che il potere io con un corto affanno solver un debito lungo e grande, credo che da te mi si debba concedere. Pensar dèi ed esser certa che, benché la pietà del vecchio padre mi stringa assai e debitamente, non meno, ma molto pili, quella di noi medesimi mi stringe, la quale, se lecito fosse a discoprire, scusato mi parrebbe essere, presumendo non che da mio padre solo, ma ancora da qualunque altro si fosse giudicato quel che dicesti, e lasciarei il vecchio padre, senza vedermi, morire: ma convenendo questa pietà essere occulta, senza quella palese adempire, non veggio come senza gravissima riprensione ed infamia fai lo potessi. Alla quale riprensione fuggire adempiendo il mio dovere, tre o quattro mesi ci torrà di diletto la fortuna, dopo i quali, anzi prima che compiuti siano, senza fallo mi rivedrai nel tuo cospetto ritornare, e me, siccome te medesima, rallegrare. E se il luogo al quale io vo è così spiacevole siccome il fai, chè è così a rispetto di questo, essendoci tu, ciò ti dee esser molto a grado, pensando che, dove altra cagione a partirmi quindi non mi movesse, per forza le qualità del luogo al mio animo averse me ne farebbono partire, e qui tornare. Dunque concedasi questo da te, che io vada, e come per addietro ne' miei onori ed utili stata se' sollecita, così ora in questo divieni paziente, acciocché io, conoscendo a te gravissimo l'accidente, più se-curo per innanzi mi rerida, che in qualunque caso ti sia l'onor mio, quant'io, stato caro.
   Egli aveva detto, e tacevasi, quando io così ricominciai a parlare: Assai chiaro conosco ciò che fermato nell'animo non pieghevole porti, ed appena mi pare che in quello raccoglier tu vogli il pensare, di quante e di quali sollecitudini l'anima mia lasci piena allontanandoti da me. la quale niun giorno, niuna notte, niuna ora sarò senza mille paure: io-