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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Poiché Filocolo sentì la dolente voce aver posto silenzio, e già Biancofiore con sua compagnia essere sopravvenuta, egli ricominciò così: Se quella terra che noi calchiamo lungamente alle tue radici presti grazioso umore, per lo quale esse, diligentemente nutrite, le tue fronde nutrichino, e a' tuoi rami aggiungano grandissima quantità de' tuoi pomi; e se il tuo pedale sia lungamente dalla tagliente scure difeso, non ti sia duro ancora parlarne, e farci noto donde fosti, e il tuo nome, e come qui venisti, e per che modo nelle reti d'Amore incappasti, e qual fu la cagione, e perchè di lui dolendoti, poi in questo albero più che in alcun altro ti trasformasti, e per cui, acciocché, se il tuo corpo e la cara anima nascosi nella dura scorza non possono la tua fama far palese, noi, sapendo la verità da te, di te possiamo quella debitamente raccontare agl'ignoranti, i quali, forse, udendo 1© no-tre parole, mossi con noi a debita pietà, -per te pietosi preghi porghino agi' iddii : e così la tua pena si mitighi, e la tua fama s'allunghi © si dilati. Come, quando Zelfiro soavemente spira, si sogliono le tener© sommità degli albori muovere per li campi, l'una fronda nell'altra ferendo, e di tutte dolce tintinno rendendo, in tal maniera tutto l'albero tremando si mosse a queste parole, e poi con voce alquanto più che la precedente pietosa ricominciò: Io non ispero che mai pietà possa per sua forza mollificar ciò, che crudeltà ingiustamente ha indurato: ma perciocché quello che io per troppa fede sostegno non sia creduto che per mio peccato m'avvegna, e per la dolcezza de' vostri preghi, che maggior guiderdone meritano che quel che domandano, parlerò ciò che domandato avete. Ma perciocché, senza molte parole dir non vel posso, vi prego, se gl'iddii da simile avvenimento vi guardino, duro non vi sia alquanto il mio lungo dire ascoltare.
   Nella fruttifera Italia, siede una piccola parte di quella la quale gli antichi, e non immerito, chiamarono Tuscia, nel mezzo della quale, quasi fra bellissimi piani, si leva un piccolo colle, il quale l'acque vendicatrici della giusta ira di Giove, quando i peccati di Licaone meritarono di fare allagare il mondo, vi lasciò, secondo l'opinione di molti, la quale reputo vera, perocché ad evidenza di tal verità si mostra il piccolo poggio pieno di marine chiocciole; nè ancora si possono sì poco nè molto le interiora di quello ricer-