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sopra l'arenoso lito levò un ramo, e disse: O miserabili fati,
10 non meritai la pena eh1 io porto, e voi, non contenti «incora, mi stimolate con punture mortali: oh felici coloro a cui è lecito il morire quando quello ad domandano! E qui si tacque. Questa voce il veloce corso di Filocolo e de' suoi compagni, quasi tutti pieni di paura e di maraviglia, ritenne, e quasi storditi stavano riguardando, non sapendo che fare; ma, dopo alquanto, Filocolo con pietosa voce così incominciò a dire: O santissimo albore, da noi non conosciuto, se in te alcuna deità si nasconde, come crediamo, perdona alle non volonterose mani de' tuoi danni; caso, non diliberata volontà ci fece offendere. Pieghi la tua pietà
11 nostro difetto, i quali presti ad ogni sodisfazione, temendo la tua ira, siamo disposti. Soffiò per la vermiglia piaga alquanto il tronco, e poi il suo soffiare convertendo in parole così rispose: Giovani, nulla deità in me si rinchiude, la quale se si rinchiudesse, i vostri pietosi preghi avriano forza di piegarla e perdonarvi: dunque maggiormente me, il quale senza forza di vendicarmi dimoro, desideroso della grazia non tanto degli uomini quanto ancora delle fiere, conciossiacosaché ciascuna nuocer mi possa, e noe eia talvolta, nè io posso ad alcuno nuocere, però bastimi per sodisfazione il vostro pentere, nè vi sia dagl' iddìi imputato in colpa. Seguì a questa voce Filocolo: Dunque, o giovane, se gì' iddii, gli uomini e le fiere ti siano graziosi, e i tuoi rami con pietosa sollecitudine conservino interi, non ti sia noia dirci chi tu sia, e perchè qui rilegato dimori.
Cosi rispose il pedale: L'amaritudine, che la dolente anima sente, non può torre che a' vostri preghi non sia soddisfatto: perchè tanto è dalla dolcezza di quelli legata, che posponendo l'angoscia, desideroso di piacervi, vuole che io vi risponda, e però cosi brevemente vi dirò. La genetrice di me misero mi diè per 'padre un pastore chiamato Eucomos, i cui vestigi quasi tutta la mia puerile età seguitai; ma poiché la nobiltà dello ingegno, del qual natura mi dotò, venne crescendo, torsi i piedi del basso colle, e sforzandomi per più aspre vie di salire all'alte cose, avvenne che, per quelle incautamente andando, nelle reti tese da Cupido incappai, delle quali mai sviluppare non mi potei : di che con ragione dolendomi, per mise-razione degl' iddii, in quella forma che voi vedete, per fuggir peggio, mi trasmutarono. E qui si tacque.
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