Stai consultando: 'Per la biografia di Giovanni Boccaccio ', Francesco Torraca

   

Pagina (271/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (271/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   le incominciano, desiderando per quelle piuttosto venire al desiderato fine del laido loro volere, le quali non virtù ma vizi piuttosto si possono dire; conciosiachè non sia da riguardare ciò che l'uomo fa, ma con che animo,e quello o vizio o virtù riputare, secondo la volontà dell'operante: perocché giammai cattiva radice non fece buono albore, nè cattivo albore buon frutto. Adunque questo amore è reo, e se egli è reo è da fuggire; e chi le malvagie cose fugge, per conseguente segue le buone, e così è buono e virtuoso. Il principio di costui niuna altra cosa è che paura, il suo mezzo è peccato, e il suo fine è dolore e noia: dessi adunque fuggire, riprovarlo, e temere d'averlo in sè, perocché egli è impetuosa cosa, né in alcuno suo atto sa aver modo, ed è senza ragione. Egli è senza dubbio guastatore degli animi, e vergogna, e angoscia, e passione, e dolore e pianto di quelli, e mai senza amaritudine non consente che sia il cuore di chi lo tiene. Dunque chi loderà che questi sia da seguire se non gli stolti? Certo, se lecito ne fosse, volentieri senza lui viveremmo, ma tardi di tal danno ci accorgiamo, e convienci, poiché nelle sue reti siamo incappati, seguir la sua vita, infino a tanto che quella luce, la quale trasse Enea de' tenebrosi passi, fuggendo i pericolosi incendi, apparisca a noi, e tirici a' suoi piaceri.
   In questa maniera molti giorni dimorando, un di quelli ¦avvenne che, essendo Filocolo co' suoi compagni entrato in un dilettevole boschetto, seguito da Biancofiore e da molti altri giovani con lento passo, davanti a loro picciolissimo spazio, senza esser cacciato, si levò un cerbio, il quale, come Filocolo il vide, preso delle mani de' suoi compagni un dardo, correndo cominciò a seguitare. E già parendogli essere al cerbio vicino, s'aperse, e vibrato il dardo, con forte braccio quello lanciò, credendo al cerbio diane: ma tra '1 cerbio e Filocolo era quasi per diametro posto un altissimo pino, nella stremità del cui duro pedale il dardo percosse, e colla sua forza un pezzo della dura corteccia scrostò dall'antico pedale, egli ed ella assai vicino a quello cadendo. Del quale sangue una dolorosa voce venne appresso, non altrimenti che quando il pio Enea del non conosciuto Polidoro