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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto!
le incominciano, desiderando per quelle piuttosto venire al desiderato fine del laido loro volere, le quali non virtù ma vizi piuttosto si possono dire; conciosiachè non sia da riguardare ciò che l'uomo fa, ma con che animo,e quello o vizio o virtù riputare, secondo la volontà dell'operante: perocché giammai cattiva radice non fece buono albore, nè cattivo albore buon frutto. Adunque questo amore è reo, e se egli è reo è da fuggire; e chi le malvagie cose fugge, per conseguente segue le buone, e così è buono e virtuoso. Il principio di costui niuna altra cosa è che paura, il suo mezzo è peccato, e il suo fine è dolore e noia: dessi adunque fuggire, riprovarlo, e temere d'averlo in sè, perocché egli è impetuosa cosa, né in alcuno suo atto sa aver modo, ed è senza ragione. Egli è senza dubbio guastatore degli animi, e vergogna, e angoscia, e passione, e dolore e pianto di quelli, e mai senza amaritudine non consente che sia il cuore di chi lo tiene. Dunque chi loderà che questi sia da seguire se non gli stolti? Certo, se lecito ne fosse, volentieri senza lui viveremmo, ma tardi di tal danno ci accorgiamo, e convienci, poiché nelle sue reti siamo incappati, seguir la sua vita, infino a tanto che quella luce, la quale trasse Enea de' tenebrosi passi, fuggendo i pericolosi incendi, apparisca a noi, e tirici a' suoi piaceri. ![]() |