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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   si può mostrare. Chi fu più valoroso uomo d'Ercole, il quale-innamorato mise le sue forze in oblio, e ritornò vile, filando l'accia con le femmine di Iole? Veramente alle cose ove dubbio non corre gente arditissima sono gli innamorati; e se dove dubbio corra si mostrano arditi, e mettonvisi, non amore, ma poco senno a ciò gli tira, per aver poi vana gloria nel cospetto delle loro donne; avvegnaché questa rare volte avvenga, perchè dubitano tanto di perdere il diletto della cosa amata, che si contentano avanti d'essere tenuti vili. E ancora non dubitiamo che questi mettesse ogni dolcezza nella oetera d'Orfeo. Questo consentiamo che sia come tu porgi, che veramente, al generale, amore empie le lingue de' suoi subietti di tanta dolcezza e di tante lusinghe, che esse molte fiate farieno colle loro lusinghe volger le pietre, non che i cuori mobili e incostanti; ma di vile uomo è atto il lusingare. Come adunque diremo che tal signore si deggia seguire per nene proprio del segui-tatore? Certo questi, da coloro in cui dimora, fa dispregiare i savi e utili consigli: e male per li Troiani non furono da Paris uditi quelli di Cassandra. Non fa costui similmente a' suoi sudditi dimenticare e dispregiare la loro fama buona, la quale dee da tutti, come eterna rede della nostra memoria, rimanere in terra dopo le nostre morti? Quanto la contaminasse Egisto basti per esemplo, avvegnaché Scilla non meglio operasse che Pasife. Non è costui cagione di rompere i santi patti alla pura fede promessa? Certo sì. Che avea fatto Arianna a Teseo, per la quale, rompendo i matrimoniali patti, e dando sè a' venti colla donata fede, misera la dovesse ne' deserti scogli abbandonare? Un poco di piacere, vedut
   o negli occhi di Fedra dallo scellerato, fu cagione di tanto male, e di cotal merito del ricevuto onore. In costui ancora niuna legge si trova : e che ciò sia vero, mirisi all'opere dì Tereo, il quale ricevuta Filomena dal pietoso padre, a lui carnai cognata, non dubitò di contaminare le sagratissime leggi tra lui e Progne, di Filomena sorella, matrimonialmente contratte. Questi ancora chiamandosi, e facendosi chiamare Iddio, le ragioni degl' iddìi occupa. Chi porria mai con parole le iniquità di costui contare appieno? Egli brevemente ad ogni male mena chi lo segue; e se forse alcune virtuose opere fanno i suoi seguaci, che avvien rado, con vizioso principio