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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto!
si può mostrare. Chi fu più valoroso uomo d'Ercole, il quale-innamorato mise le sue forze in oblio, e ritornò vile, filando l'accia con le femmine di Iole? Veramente alle cose ove dubbio non corre gente arditissima sono gli innamorati; e se dove dubbio corra si mostrano arditi, e mettonvisi, non amore, ma poco senno a ciò gli tira, per aver poi vana gloria nel cospetto delle loro donne; avvegnaché questa rare volte avvenga, perchè dubitano tanto di perdere il diletto della cosa amata, che si contentano avanti d'essere tenuti vili. E ancora non dubitiamo che questi mettesse ogni dolcezza nella oetera d'Orfeo. Questo consentiamo che sia come tu porgi, che veramente, al generale, amore empie le lingue de' suoi subietti di tanta dolcezza e di tante lusinghe, che esse molte fiate farieno colle loro lusinghe volger le pietre, non che i cuori mobili e incostanti; ma di vile uomo è atto il lusingare. Come adunque diremo che tal signore si deggia seguire per nene proprio del segui-tatore? Certo questi, da coloro in cui dimora, fa dispregiare i savi e utili consigli: e male per li Troiani non furono da Paris uditi quelli di Cassandra. Non fa costui similmente a' suoi sudditi dimenticare e dispregiare la loro fama buona, la quale dee da tutti, come eterna rede della nostra memoria, rimanere in terra dopo le nostre morti? Quanto la contaminasse Egisto basti per esemplo, avvegnaché Scilla non meglio operasse che Pasife. Non è costui cagione di rompere i santi patti alla pura fede promessa? Certo sì. Che avea fatto Arianna a Teseo, per la quale, rompendo i matrimoniali patti, e dando sè a' venti colla donata fede, misera la dovesse ne' deserti scogli abbandonare? Un poco di piacere, vedut ![]() |