Stai consultando: 'Per la biografia di Giovanni Boccaccio ', Francesco Torraca

   

Pagina (267/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (267/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   - 268 —
   tentamento, e eh' egli interamente possa i nostri disii fornire. Di costui è posta la quistione, se bene è a sommetter-glisi, a che debitamente risponderemo. Il terzo è amore per utilità; di questo è il mondo più che d'altro ripieno. Questa insieme colla fortuna è congiunto. Mentre ella dimora, ed egli similmente dimora: quando si parte, ed egli è guastatore di molti beni; e più tosto, ragionevolmente parlando, si dovria chiamare odio che amore : ma perocché alla quistione proposta nè del primo nè dell'ultimo è bisogno* di parlare, del secondo diremo, cioè amore per diletto, al qual veramente niuno, che virtuosa vita desideri di seguire si dovi-ia sommettere; perocché egli è d'onore privatore, e adducitore d'affanni, destatore di vizi, copioso donatore di vane sollecitudini, e indegno occupatore dell'altrui libertà, più ch'altra cosa da tener cara. Chi adunque per ben di sé, se sarà savio, non fuggirà cotale signoria? Viva chi può libero, seguendo quelle cose, che in ogni atto aumentano li-bertate, e lascinsi i viziosi signori a' viziasi vassalli seguire.
   Io non pensava, disse allora Galeone, con le mie parole dar materia di mancamento alla nostra festa, nè alla potenza del nostro signore Amore, nè le menti d'alcuno perturbare, anzi immaginava che, diffìnendola voi, seconda l'intenzion mia e di molti altri, dovesse quelli che gli sono soggetti, con forte animo a ciò confermargli, e quelli che non gli fossono, con desideroso appetito chiamargli : ma veggio che la vostra intenzione alla mia è tutta contraria, perocché voi tre maniere d'amare nelle vostre parole essere mostrate. Delle quali tre, la prima e l'ultima, come voi dite, consento che sia, ma la seconda, la quale rispondendo alla mia dimanda dite che è tanto da fuggire, tengo che da seguire sia da chi glorioso fine desidera, siccome annientatrice di virtù, com'io credo appresso mostrare. Questo amore di cui noi ragioniamo, siccome a tutti può essere manifesto, perocché il proviamo, adopera questo ne' cuori umani, poich'egli ha l'anima alla piaciuta cosa disposto, che egli d'ogni superbia spoglia il cuore e d'ogni ferocità, facendolo umile in ciascuno atto, siccome manifestamente n'appare in Marte, il quale troviamo che, amando Venere, di fiero e aspro duca di battaglie, tornò umile e piacevole amante. Egli fa i cupidi e gli avari liberali e cortesi. Medea, carissima guardatrice delle sue arti, poiché le costui fiam-