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moveste, ch'egli subito si tornò nè vostri occhi, i quali come mattutine stelle scintillano di nuova luce, questo luogo lustrando. Udito avete da cbe gioia, con nuovo pensiero, m'avete alquanto separato. Di questo si maravigliò assai Filocolo e gli altri, e rivolti gli occhi verso la loro reina, videro quello che a udire pareva loro impassibile. Ed ella, vestita d'umiltà, ascoltando le vere parole di lei dette, stette con fermo viso senza alcuna risposta; e però Galeone così parlando seguì : Graziosa reina, desidero di sapere se ciascuno uomo, a bene essere di sè medesimo, si deve innamorare o no. E questo a dimandar mi muovono diverse cose vedute e udite, e tenute lalle varie opinioni degli uomini.
Lungamente riguardò la reina Galeone nel viso, e poi dopo alcun sospiro così rispose : Parlar ci conviene contro a quello che noi con desiderio seguiamo. E certo a te dovria bene essere manifesto ciò che tu dimandando proponi. Ser-verassi, rispondendo a te, lo incominciato ordine, e colui a cui subietta siamo, le parole, le quali costrette dalla forza del giudizio diciamo contro alla sua deità, piuttosto che volontaria, ci perdoni, nè però la sua indegnazione caggia sopra di noi. E voi che, similemente come noi subietti gli siete, con forte animo l'ascoltate, non mutandovi per quelle del vostro proponimento. E acciocché meglio e con più aperto intendimento le nostre parole si prendano, alquanto fuori della materia ci distenderemo, a quella quanto più brevemente potremo tornando, e cosi diciamo. Amore è di tre maniere, per le quali tre tutte le cose sono amate, alcuna per la virtù dell'una, e alcuna per la potenza dell'altra, secondochè la cosa amata è , e simigliantemente l'amante : la prima delle quali tre si chiama amore onesto. Questo è il buono, il diritto e il leale amore, il quale da tutti abitualmente deve esser preso : questo il sommo e il primo creatore tiene alle sue creature congiunto, e loro a lui congiugne. Per questo i cieli, il mondo, i reami, le provincie e le città permangono in istato. Per questo meritiamo noi di divenire eterni posseditori de' celestiali regni. Senza questo è perduto ciò che noi abbiamo in potenza di ben fare. Il secondo è chiamato amore per diletto, e questo è quello al quale noi siamo subietti. Questo è il nostro Iddio : costui adoriamo, costui preghiamo, in costui speriamo che sia il nostro con-