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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   — 266 -
   ¦sta voce, Galeone, levata l'anima da' dolci pensieri, in sè la ritornò, alquanto riscotendosi, come talvolta colui che per paura rompe il dolce sonno suol fare, e così disse : Alta reina, il cui valore saria impossibile a narrare, graziosi pensieri in sè stessi teneano la mia mente involta, quando io così fiso mirava la vostra fronte, che mi parve allora che il chiaro raggio giunse nella bella acqua, riflettendo nel vostro viso, che dell'acqua uscisse uno spiritello tanto gentile e grazioso a vedere, ch'egli si tirò dietro l'anima mia a riguardare ciò che facesse, sentendo forse i miei occhi insufficienti a tanta gioia mirare, e salì per lo chiaro lume negli occhi vostri, e quivi per lungo spazio fece mirabile festa adornandoli di nuova chiarezza!. Poi sa-gliendo più su questa luce, lasciando nei begli occhi le sue vestigie, lo vidi salire sopra la vostra corona, sopra la quale, come egli vi fu, insieme co' raggi parve che nuova fiamma vi s'accendesse, forse qual fu già quella che fu da Tanaquilla veduta a Tulio piccolo garzone, dormendo : ed intorno a questa saltando di fronda in fronda, come uccelletto che amoroso, cantando, visita molte foglie, s'andava, e i vostri capelli con diversi atti movendo, e intorniandosi, talvolta in essi nascondendosi, e poi più lieto ogni fiata uscendo fuori, e' parevami ch'egli fosse tanto allegro in sè medesimo, quanto alcuna cosa mai esser potesse, e che gisse cantando, ovvero con dolci voci queste parole dicendo :
   Io son del terzo ciel cosa gentile, Sì vago de' begli occhi di costei, Che s' io fossi mortai me ne morrei.
   E vo di fronda in fronda, a mio diletto, Intorniando gli aurei suoi crini, E me di me accendendo: E n questa mia fiammetta con effetto Mostro la forza de' dardi divini, Andando ognun ferendo Che lei negli occhi mira, ov' io discendo Ciaschedun'ora eh' è piacer di lei, Vera reina degli regni miei.
   E, con queste, molte altre ne diceva, andando com'io v'ho detto, quando mi chiamaste: ma non prima la voce