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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   come pellegrino, nè come uomo accettato a quella festa, ma come maggiore e principale di quella, a tutti il fece onorare, e la donna massimamente così comandò che fosse, poiché da Galeone la sua condizione intese, in sè molto caro avendo tale accidente.
   Era già Apollo col carro della luce salito al meridiano cerchio, e quasi con diritto occhio riguardava la rivestita terra, quando le donne e i giovani in quel luogo adunati, lasciato il festeggiare, per diverse parti del giardino cercando dilettevoli ombre e diversi diletti, per diverse schiere, prendevano, fuggendo il caldo aere che i dilicati corpi offendeva. Ma la gentil donna, con quattro compagne appresso, prese Filocolo per la mano dicendogli: Giovane, il caldo ci co-strigne di cercare i freschi luoghi, però in questo prato il quale qui davanti a noi vedi, andiamo, e quivi con vari parlamenti la calda parte di questo giorno passiamo. Andò adunque Filocolo, lodando il consiglio della donna, dietro ai passi di lei, e con lui i suoi compagni, e Galeone e due altri giovani con toro, e vennono nel mostrato prato, bellissimo molto d'erbe e di fiori, e pieno di dolce soavità d' odori, dintorno al quale belli e giovani arbuscelli erano assai, con frondi verdi e folte, dalle quali il luogo era difeso da' raggi del gran pianeta: e nel mezzo di esso una picciola fontana chiara e bella era, dintorno alla quale tutti si posero a sedere; e quivi di diverse cose, chi mirando l'acqua e chi cogliendo fiori, incominciarono a parlare. Ma perocché talvolta disavvedutamente l'uno le novelle dell'altro trarompeva, la bella donna disse così: Acciocché i nostri ragionamenti possano con più ordine procedere, e infino alle più fresche ore continovarsi, le quali noi per festeggiare aspettiamo, ordiniamo un di noi qui in luogo di nostro re, al quale ciascuno una questione d'amore proponga, e.da esso, a quella, debita risposta prenda: e certo, secondo il mio avviso, noi non avremo le nostre questioni poste a fine, che il caldo sarà senza che noi il sentiamo passato, e il tempo utilemente e con diletto sarà aoperato. Piacque a tutti, e fra loro dissero: Facciasi re; e con unica voce tutti, Ascalione, perocché più che alcuno era attempato in re eleggevano. A' quali Ascalione rispose, sè a tanto ufficio essere insufficiente, perocché più ne' servigi di Marte che in quelli di Venere aveva i suoi anni spesi; ma se a tutti piacesse di rimettere in lui la eie-