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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Filocolo col duca e con Parmenione e con gli altri compagni si mosse, e con lento passo, di diverse cose parlando, venso quella parte ove le reverende ceneri dell'altissimo poeta Maro si riposano, dirizzarono il loro andare. I quali non furono così parlando guari dalla città dilungati, che essi, pervenuti .allato a uno giardino, udirono in esso graziosa festa di giovani e di donne, e l'aere di vari stro-menti e di quasi angeliche voci ripercossa risonava, tutta entrando con dolce diletto a' cuori di coloro a' cui orecchi così riverberata venia: i quali canti a Filocolo piacque di stare alquanto a udire, acciocché la preterita malinconia, mitigandosi per la dolcezza del canto, andasse via. Ristette adunque di parlare Ascalione, e mentrechè la fortuna così lui e i compagni fuori del giardino tenea ad ascoltare sospesi, un giovane uscì di quello, e videgli, e nell'aspetto nobilissimi e uomini da riverire gli conobbe : perchè egli senza indugio ritornato a' compagini, disse: Venite, onoriamo alquanti giovani, ne' sembianti gentili e di grande essere, i quali, forse vergognandosi di passare qua entro senza essere chiamati, dimorano di fuoTi ascoltando i nostri canti. Lasciarono adunque i compagni di costui le donne e la loro festa, e usciti del giardino se ne vennero a Filocolo, il quale nel viso conobbero di tutti il maggiore, e .a lui, con quella riverenza ch'essi avevano già negli animi compresa che si convenisse, parlarono, pregandolo che, in onore e accrescimento della loro festa, gli piacesse co' suoi compagni passare con loro nel giardino, con più preghi sopra questo strignen-dolo, che esso loro questa grazia non negasse. Legarono i dolci preghi l'animo gentile di Filocolo, e non meno quello de' compagni, e così a' preganti fu da Filocolo risposto : Amici, in verità tal festa da noi cercata non era, nè simile-mente fuggita, ma siccome naufraghi gittati ne' vostri porti, per fuggii e gli accidiosi pensieri che l'ozio induce, andavamo per questi liti le nostre avversità recitando; e come che la fortuna ad ascoltare voi ci inducesse non so, ma desiderosa pare di cacciare da noi ogni noia, pensando che voi, in cui cortesia infinita conosco, ci ha parati davanti: e però a' vostri preghi soddisfaremo, ancora che, forse, parte della cortesia che da noi procedere dovrebbe, guastiamo. E cosi parlando, insieme nel bello giardino se n'entrarono, dove molte belle donne trovarono, dalle quali graziosamente ricevuti furono, e con loro insieme accolti alla loro festa.