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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   - 259 —
   i suoi casi con amorose parole. Le quali udendo la gentilissima donna, senza comparazione le piacquero, e con amorevole atto verso di me rivolta, lieta cosi cominciò a parlare: Certo grande ingiuria riceve la memoria degli amorosi giovani, pensando alla gran costanza dei loro animi, i quali in uno volere per l'amorosa forza sempre furono fermi, servandosi ferma fede, a non essere con debita ricordanza la loro fama esaltata da' versi di alcun poeta, ma lasciata solamente ne' fabulosi parlari degli ignoranti; onde io. non meno vaga di poter dire che io sia stata cagione di rivelazione della loro fama che pietosa de' loro casi, ti priego, per quella virtù, che fu negli occhi miei il primo giorno che tu mi vedesti, e a me per amorosa forza t'obbligasti, che tu t'affanni in comporre un piccolo libretto, volgarmente parlando, nel quale il nascimento, lo innamoramento, e gli accidenti delli detti'due. infino alla lor fine, interamente si contenga: e detto questo, si tacque. Io, sentendo la dolcezza delle parole procedenti dalla graziosa bocca, e pensando che mai, cioè infino a questo giorno, di niuna cosa era stato dalla nobil donna pregato, il suo prego in luogo di comandamento mi reputai, prendendo per quello migliore speranza nel futuro de' miei desii, e cosi risposi: Valorosa donna, la dolcezza del vostro prego, a me espresso comandamento, mi strigne sì, che negare non posso di pigliare e questo e ogni maggiore affanno che a grado vi fosse, avvegnaché a tanta cosa insufficiente mi sento: ma seguendo quel detto, che alle cose impossibili niuno è tenuto, secondo la mia possibilità, colla grazia di colui che di tutto è donatore, farò che quello che detto avete sarà fornito. Benignamente mi ringraziò, e io, costretto più da ragione che da volontà, col piacere di lei di quel luogo mi partii, e senza niuno indugio cominciai a pensare di voler metter ad esecuzione quello che promesso avea. Ma perocché, come di sopra ho detto, insufficiente mi sento senza la tua grazia, o donatore di tutti i beni, ad impetrar quella quanto più posso divoto ricorro, supplicandoti con quella umiltà che più possa fare i miei preghi accettevoli, che a me, il quale ora nelle sante leggi de' tuoi successori spendo il tempo mio, che tu sostenghi la mia non forte mano alla presente opera, acciocché ella non trascorra per troppa volontà senza alcun freno in cosa, la quale fosse meno che degna esaltatrice del tuo onore; ma moderatamente in eterna laude del tuo nome la guida, o sommo Giove.