Stai consultando: 'Per la biografia di Giovanni Boccaccio ', Francesco Torraca

   

Pagina (255/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (255/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   - 256 —
   e gran siniscalco del reame di Sicilia, Sancia conlessa di Marcone ('), e la vecchia e infelice Filippa Catinese insieme con alcuni altri. Così, senza molto indugio, fece drizzare in mezz'il mare, non molto lontano dalla parte che guarda verso il mezzo della città, alcuni pali con pungenti chiodi, e ivi, in conspetto di tutto il popolo, tormentava la infelice Filippa, Sancia e Roberto. Quello ch'eglino confessassero non si sa, per ciò che la distanza era tanta, che non si poteva intendere la loro confessione; nondimeno, per quello che segui poi, s'ebbe per fermo che fossero colpevoli della morte d'Andrea. Conciosia che, dopo alquanti giorni, Roberto, Filippa, e Sancia ignudi furono legati conte mani sopra tre carrette, e per tutta la città condotti. Indi da ogni parte i manigoldi con tenaglie affogate a pezzo a pezzo gli smembravano, fin'a tanto che giunsero dove col foco avevano a finire quel poc'avanzo di vita, che gli restava. Ma non potendo in questi termini l'infelice vecchia Filippa tanto sopportare i fieri tormenti, prima che giungesse al foco, restò senza spirito nelle mani al boia. Onde il suo core con l'altre interiora le fu tratto, e fu appeso sopra una delle porte di Napoli, dove lungamente diede testimonio della fiera crudeltà. Indi l'avanzo del corpo fu abbrugiato. Sancia poi, tolta giù dal carro fu legata a un palo, e miseramente arse. Così anco Roberto. Il che non bastando a gli astanti, i corpi mezzi arsi dalle fiamme furono tolti, e dai petti gli furono tratti i cuori : i quali da alcuni, come in sacrificio, furono mangiati. Poscia, con uncini e altri ordigni, di nuovo i loro corpi strascinarono per tutte le cloache, e i più vili luoghi, e ivi insepolti, e tutti lacerati, lasciati.
   Questo adunque fu il fine di Filippa. Alla quale senza dubbio sarebbe stato meglio nell'acque sostentare la sua povertà, che in delizie ricercare con tradimenti grandezze, acciò che, condannata al foco così vituperosamente perdesse se stessa e le cose acquistate. — De Casibus illustrium virorum IX, trad. di G. Betussi.
   (') Monsone.