duta. avvenne che, nascendo di Carlo duca di' Calabria Giovanna. da la madre di quella la Filippa le fu data per maestra,, e governatrice. Indi a poco Rimondo divenne maggiordomo della corte della reina. Nè andò mollo che, morto Carlo e Maria, la Filippa come madre di Giovanna era onorata e riverita: e Rimondo, di governatore della reina, fu fatto siniscalco reale. Cresciuti adunque in dignità moglie e marito, due suoi figliuoli furono creati cavallieri. I quali essendo divenuti ricchissimi, e gran signori, più tosto gli avresti giudicati giovani reali, che figliuoli d'un moro : finalmente morto Rimondo, e a guisa di re sepolto, i figliuoli cavallieri ebbero ardire amministrare l'ufficio del padre.
Yrenut'a morte dopo alquanti anni il minore, Roberto ch'era il terzo di loro, e era monsignore, gettò le vesti da chierico. Ma in processo di tempo, morto il figliuolo maggiore, del qual rimase una figlia chiamata Sancia, assai grandicella, che da fanciulla era stata nodrita dalla zia in compagnia di Giovanna, Roberto, restato solo, pigliò l'ufficio di siniscalco, come ereditario del padre e dei fratelli. Tolto il marito, e questi figliuoli alla Filippa, alquanto restò travagliata la sua felicità. Nondimeno, in processo d'anni, il suo splendore crebbe in molto maggior lume. Perciò che, data per moglie Giovanna ad Andrea figliuolo di Carlo Umberto re d'Ungheria, e morto il re Roberto. indi essendo entrata la reina Sancia in un monastero di monache, per iniqua persuasione d'alcuni, nacque gara tra il re Andrea e la reina Giovanna. Onde sprezzato Andrea, perciò che i baroni del reame, vivendo il re Roberto, avevano giurato fedeltà a Giovanna, Roberto fu creato da Giovanna gran siniscalco del reame. E Sancia sua nezza fu data per moglie a Carlo conte di Marcone: le quali eccelse sublimità non senza macchia d'infamia d'impudicizia pervennero in quest'Etiopi. Perciò che, come che non sia lecito credere, non mancarono di quelli che dicessero, per ruffiania di Filippa, Giovanna essere venuta in abbracciamenti di Roberto. Alla cui scelerità non picciola fede v'aggiunse il vedere nessuna cosa d'importanza, difficile nè grave amministrarsi, se prima non era confermata da Roberto, Filippa e Sancia, rimanendosi sempre dalle cose segrete tutti gli altri, eccetto questi. Ma che? Sono da lasciar queste cose e da commettere a i venti questi sospetti. Conciosia ch'ogni minima demestichezza, che l'uomo abbia con