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Degnissime di menzione sono anche le fonti di Baia, che molte, e tutte salubri, scaturiscono in piccolo spazio di terra. 11 sito di Baia è tra Pozzuoli e il monumento di Miseno; occupa non lungo tratto del lido rasente il mare della Campania, ed è cosi cospicuo e piacevole per la benignità del cielo e l'amenità de' boschi e del mare, da poter, un tempo, attrarre a sè i principali Romani e trattenerli. lasciata Roma, per tutto l'inverno e la primavera ; ciò che attestano abbastanza gli edifizi grandissimi diroccati per vetustà. E, cosa che fa loro non poca vergogna, ancora si vedono in mezzo al mare i vivai delle conchiglie e de' pesci. Oltre a ciò, è insigne per i tempi, giacché vi si può vedere l'oracolo di Apollo, ammirabile per Coperà degli artefici, non venerabile per la divinità del nume, e, oltre a questo, l'antichissima e grande casa della Sibilla soprastante al lago di Averno, e quello, che alcuni credono essere stato il tempio di Venere, abbandonato più degli altri. A che andar per le lunghe? Il sito è abbondantissimo di fonti, e tutte diversamente offrono rimedio salutare a diverse infermità, e, cosa mirabile, dovunque tu scavi sul lido, facilmente, e quasi alla stessa superficie del suolo, troverai acque tepide, a modo delle altre efficaci. L'esperienza insegna a (piali malattie propriamente giovino; ma tra gli altri, e discosto da essi, è notabile nel lido il ruscello, che gli abitanti del luogo chiamano >di Tritoli, giacché questo estuario, due volte al giorno, a modo del mare oceano, dal monte, scavato a mano in forma di magnifica volta e di ampio ricettacolo, erutta onde bollenti, e altrettante le assorbe intepidite, e. apprestando rimedio a diverse infermità, supera gli altri per inclita fama. — De fontibus.
Con pace degli alti re e degli uomini illustri, nell'ultimo fine dell'opra aggiungerò una donna plebea. Di quella non si debbono sdegnare. Perciò che, se bene a lei furono i parenti di sangue oscuro, e il suo fine fu molto orribile, nondimeno nel mezzo ebbe la fortuna tanto favorevole, che, tra i re e le donne reali, fece la sua vita. — Non si vergogna adunque Filippa Catinese, con tremante voce tra molti afflitti, con i capelli canuti e con le chiome sparse, mostrando tutti i colpi della fortuna per lo stracciato corpo, dimandarmi che almeno, se non altramente, sia condotta come servente dietro tanti re. Vera-