Stai consultando: 'Per la biografia di Giovanni Boccaccio ', Francesco Torraca

   

Pagina (247/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (247/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   - 248 —
   e cinti d'intorno di paglia, fascine e legna, nè mancando altroché darvi il foco, il quale vedevano innanzi gli occhi, mai non vollero in parte alcuna cangiarsi del suo saldo proposito. Nèr perchè il manigoldo e i ministri della giustizia da parte del re gli promettessero che, se confermavano le cose a loro apposte, gli perdonava la vita, fu alcuno di loro che volesse cedere all'irato re, e indarno tutti gli amici, i parenti e gli altri propinqui s'adoprarono con preghi, con lagrime e con persuasioni in volere ch'eglino facessero secondo il voler loro, o perdonassero alla propria vita, piuttosto che con si Mera ostinazione lasciarsi morire. Onde, avendo quelli più volte, tutti d'accordo, confermato non essere vera alcuna delle tristizie appostegli, alla fine i tormentatori incominciarono ad uno per uno dare il foco; indi, lentamente tacendo ardergli per tutto il corpo, pian piano gli abbruciavano. Il qual tormento con quanto-dolore dagl'infelici fosse sopportato, ne facevano fede gli stridi' e i gemiti, che dinanzi agli astanti mandavano fuori dalli afflitti corpi. Nè altro dicevano, eccetto ch'eran veri cristiani, e che la loro religione era stata ed era santissima. Così lasciarono consumare i tormentati corpi fino all'ultimo esito degli spiriti. Nè alcuno di quelli fu che, per lo tormento, si lasciasse vincere, nè rimuovere dal suo proposito. Direi questi, con cosi animosa ed intiera fortezza, aver vinto la perfidia dell'avaro re, se col loro morire non fossero andati là dove il fiero appetito di lui desiderava; benché a quelli non fosse minor gloria, se con dritto giudizio s'elessero piuttosto morire tra i tormenti, che voler confermare quello, che non era vero, e giustamente macchiare l'acquistata fama, con la confessione della vergognosa scelerità.
   Questi adunque furono i primi colpi della fortuna contra. l'abbattuto Iacopo. Il quale essendo afflitto dalla noia della continua prigione, menato a Lione, e da diverse esortazioni, persuaso, confessò a papa Clemente alcuno dei delitti, de' quali era stato incolpato. Laonde, rimenato a Parigi, e leggendosi, dinanzi due cardinali de latere e il re. la sentenza della sua confessione, per la quale si poteva sperare la sua liberazione e la condannazione O^egli, con uno de' suoi compagni,
   f1) Del suo ordine: « duni eoram <1 nobile legati» ex latere et rege «ententia logeretur, per quam et sua liberatio et ordini* sui damnatio adparebat »,