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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   - 247 —
   'Templari, o diciamo Cavalieri Gerosolimitani; dove, perseverando con buon nome in così ricco ordine, venendo a morte il loro maestro, da quelli, a cui stava in arbitrio eleggere il successore, fu creato e innalzato alla dignità di maestro, per la qual cosa divenne in non piccola dignità e splendore. Ascese •adunque in così splendida sublimità, acciocché la fortuna con la ruina di molti saziasse contro lui lo sdegno. Onde avvenne che Iacopo cadde in odio a Filippo (') re di Francia, al quale aveva tenuto un figliuolo a battesimo; e per avarizia si giudica che l'istesso Filippo non solamente si mosse contro il detto Iacopo, ma ancora contro tutto l'ordine militare. Per la qual cosa si venne a tale, con consentimento però di Clemente (2) sommo pontefice, che tutti i principali Templari, in un medesimo giorno, di comandamento di Filippo, per tutto il suo reame, furono presi e ritenuti, insieme con Iacopo maestro di così grand'ordine. Indi furono messe le guardie del re per tutti i castelli e le fortezze, e appresso i tesori, gli ornamenti e tutte le altre cose di valore vennero in poter del re, ed eglino prigioni condotti a Parigi. I quali lungamente essendo stati •in ferri e in prigione, efi essendo incolpati di molti vizi, e vergognose scelerità, sempre negarono il tutto, nè mai vollero confessare alcuna delle cose, che gli erano apposte, anzi continuamente dicevano che, se gli fosse dato un giusto giudice •che li avesse a sentenziare, che s'offerivano provare tutto il contrario di quello ch'erano accusati. Laonde il re, per ciò mosso ad ira, comandò iche, non volendo eglino per bontà (3) sconfessare, con tormenti fossero cruciati di soite che, costretti, malgrado loro confessassero i delitti. Di che ordinò che, nel mezzo della piazza «di Parigi, fossero menati tutti i prigioni, •eccetto il Maestro e tre altri compagni: ed ivi fatto apparecchiare tutte le cose necessarie da fare un gran foco, egli fece intendere, ma tutt'invano, che s'erano fermi in ostinazione di non voler .confessare ti delitti, cde' quali erano incolpati, che vivi gli farebbe ardere. Questi tali sì come eran di sangue illustre, cosi anco eran d'età fiorita, e di fortezza d'animo valorosi; perciò che, essendo legati ad uno per uno ad un palo.
   ì1) Filippo il Bello (1283-1314).
   (3) Clemente V (1305-1314). ;(3) Con lo buone, blandita».