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Si seguirà l'ordine alfabetico, ed alla lunga schiera si darA per duce l'Arno, fiume della città di Firenze; non già perchè lo meriti per l'ordine delle lettere, ma perchè è il fiume della mia patria, ed a me noto prima di tutti gli altri sin dalla stessa infanzia. Sia con buona pace del lettore. — De Fiumi-nibus, in principio.
Abbiamo noi Fiorentini, e così forse hanno alcune altre nazioni, per lo più nelle case domestiche, dove si fa il fuoco comune a tutta la famiglia della casa, alcuni istrumenti di ferro, che sostentano le legna del fuoco, chiamati lari ('), cioè i capifuoco, e, nell'ultimo di decembre, dal padre di famiglia si mette sopra il fuoco con l'uno de' capi un gran tizzone, a cui sta d'intorno tutta la famiglia, ed egli, sedendo dall'altro capo del gran legno, si fa dar bere, e, poscia che ha bevuto, spruzza con l'avanzo del vino, che nella tazza gli è restato, il capo del tizzone a caso; ed indi, avendo tutti gli altri bevuto, come quasi avessero eseguita la solennità, ognuno va per i fatti suoi. Questo spesse fiate vidi io, essendo fanciullo, essere celebrato da mio padre, uomo veramente cattolico e cristiano (2) in casa sua. — De Genealogiis Deorutn gentilium XII, 63, trad, di G. Betussi.
Un certo Iacopo, del quale ora siamo per parlare, di nazione borgognone e della casa de' signori di Molay, giovane molto animoso, veggendo che, secondo le leggi della Francia, il figliuolo maggiore resta erede di tutti i beni e le signorie paterne, per esser egli minor d'anni degli altri suoi fratelli, si dispose non restar povero. Laonde, per fuggir il giogo del fratello già divenuto signore, e per potere col tempo innalzarsi a maggiori cose, entrò nella regola, o vogliamo religione de'
(') Instrumenta quae lare» vocamus (gli alari). (3) A patr» meo catholico profecto homine.