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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   trarca di colmar le lacune, di tagliar via le superfluità, sarebbe stato opportuno per lettera privata, prima che il libro fosse pubblicato; ma a che giovava nell'atto stesso di licenziarlo al pubblico? O, peggio, nell'atto che l'offriva ad un'altra persona? Nella dedica, la quale — sappiamo dall'Hauvette — accompagna tanto l'una quanto l'altra redazione, il Boccaccio prega Maghinardo di emendare minus decenter se habentia: era cortese, era conveniente lasciare nell'ultima pagina un'analoga preghiera rivolta al suo insigne precettore? Ma la spiegazione più semplice dell'omissione della preghiera al Petrarca nella redazione A, e, insieme, un'altra valida prova che questa è la seconda e definitiva, è che il Boccaccio la compì dopo la morte del Petrarca, dopo il luglio 1374. L'Hauvette ritenne che « il Boccaccio non avrebbe mancato di fare allusione a una morte che gli cagionò un profondo dolore » ; ma perchè l'avrebbe fatta, se la ragione di nominare il Petrarca era venuta a mancare? Se non poteva più pregarlo, et ponr cause, di rivedere e di correggere il suo libro? Cadono, così, le difficoltà, che 1' Hau-vette vide sorgere dalla sua stessa ipotesi che « la seconda redazione dovett' essere necessariamente composta prima del mese d'ottobre 1374, tempo in cui apprese la morte del Petrarca ». Secondo me, già grato a Maghinardo per i molti benefizi da lui ricevuti, soprattutto per quelli ricevuti nell'estate del 1372 ; gratissimo per l'onore, che gli aveva fatto, verso la metà del 1373, invitandolo a esser il padrino del primo suo bambino; il Boccaccio trasse fuori del cassetto, dove l'aveva lungo tempo lasciato giacere, il manoscritto del De Casibus, per dedicarglielo. Aveva aggiunto le ultime righe e composto