accrebbe forza a ipsi aggiungendogli sibi — ipsi sibi confecere catenas.
Tra le vittime degl'inganni femminili, aveva ricordato Tieste e Pirro, poi Ercole, grandis prae coe-teris Hercides, il quale, dimentico dell'amatissima Deianira e della propria fama, si acconciò a' tirannici capricci di un'altra puella ; a costoro aveva aggiunto Sansone.
His Samson populi Dei iudex deceptus est, tonsus. orbatus, alque detentus, in gremio adamatae puellae eiusque fraude ab bostibus suis eaptus est et puerorum etiam factum ludi-brium. Tantum igitur in tantis hominibus morsicantes oeuli. venustas formae et artificiosa puellarum lepiditas potuere, et quod turpius est, non ea in aetate in qua plurimum solent cupidinis excandescere flammae, veruni, eis jam senescentibus. correpti sunt.
Invece di Tieste, scrisse Egisto, invece di Pirro, Sansone, e lasciò solo Ercole; perchè? Qui non si tratta di cambiamenti di forma. Bisogna considerare che, nel capitolo XVII, dal quale è immediatamente preceduta l'invettiva, il Boccaccio aveva discorso di Sansone a lungo, e come qualmente, eletto index dagl'Israeliti, ma deceptus dalla meretricida Dalila, la quale, mentre egli dormiva, gli tagliò i capelli, fu accecato dai nemici et intrusum carceribus, e divenne loro ludibrio. Era opportuno che i lettori trovassero ripetuto in riassunto, nell'invettiva, quello, che avevano appreso per filo e per segno nella pagina precedente? Non bastava il nome dell'infelice Samson ? Naturalmente, avendo privato Ercole della compagnia di Sansone, sostituì il singolare al plurale in tutto il passo. Pose Egisto al luogo di Tieste, perchè l'esempio non calzava a puntino; egli stesso aveva raccontato, di Tieste, che non era stato sedotto,