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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — '214 —
   intendimi: seque ante alia inviceli) consulunt, et quod videtur naturae forfè vitio superfluum resecant arte, et defectus mira sapacitate resarciunt.
   Come, sotto la grave toga del moralista, batte ancora il cuore dell'autore delVAmeto, dell'ammiratore entusiasta, del pittore esperto delle bellezze femminili (')! Ma ora non si tratta di ciò; ora io mi permetto d'imaginare che, dopo aver tirato giù d'un fiato questo capitolo, egli si fosse messo a rileggerlo attentamente con l'occhio del critico, e avesse ragionato così : — « Merito sunt : giova conferire maggior rilievo a merito, collocandolo dopo il verbo: sunt merito. — Malitia quadam innata: ma va da se, perchè al bel principio ho posto l'assioma: exitiale malum mulier; sostituiamo a malitia un'altra parola, che s'accordi meglio con quadam. E non sarà male toglier via in miseros fere omnes viros, perchè, in sostanza, 'ripresenta sotto altra forma un concetto già espresso nella prima riga, malum— paucisad salutem cognitum ecc. Se, pur troppo! sono pochi quelli, che lo scampano, il male, senz'averlo prima sperimentato, ciò accade perchè le male arti donnesche si esercitano contro quasi tutti. E poi, bisogna dare maggior unità, migliore disposizione al periodo, così: hae quidam... dum ad imperium conan-tur, et si faciem, con quel che segue, plurimum posse cognoscant. — Crispamque caesariem: non tutte le donne hanno la chioma ricciuta; chi non l'ha, se la fa, come dico appunto più giù, crines porrectos crispos facere. Togliamo crispamque. — L'ultima parte del periodo, in verità, è ridondante e tardigrada. Plurimum in suum propositum posse: quale proponi-
   (') Cfp. specialmente la descrizione di Lia.