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è dedicato; bensì Federico d'Aragona, che, nel 1372, si umiliò a diventar vassallo di Giovanna. — Tutti gl'indizi concorrono insieme a farmi creder molto probabile che la dedica e l'ultimo capitolo, quale
è giunto a noi, non fossero scritti prima del 1373.
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L'Hauvette giudicò la redazione del De Casibud, da lui designata con la lettera A, anteriore all'altra, che chiamò B, perchè quella è più breve, mentre questa « contiene un testo un po' più svolto e visibilmente rimaneggiato, e vi si sorprende l'autore preoccupato di dare maggior correzione, chiarezza, eleganza alle sue frasi ». Possiamo accettare a occhi chiusi il giudizio? La maggior brevità non è, tante volte, effetto della cura posta dallo scrittore a conseguire maggiore sveltezza e rapidità, abbreviando e condensando ciò, che era diffuso e lento? Facciamo un po' di confronto, e leggiamo prima un passo de' due capitoli della redazione B, che l'Hauvette ha riferiti.
Bianchini et exitiale malum nmlier, paucis ad salutem ante cognitum quam expertum. Hae quidem, quemadmodum Dei vilipenso iudicio. non ad societatis gradum reassumendum, a quo suo deiectae merito sunt, quin inimo, dum ad imperium conantur, mulitia quadam innata in miseros fere omnes coniu-ravere viros; et si faciein roseo colore ac vivido fulgidam, oculos longos, graves atque ceruleos. auream crispamque cae-sariem, os cinnameum. extensum nasum, eburneum collimi recte ex rotundis tuigens humeris, pectus duplici quadarn du-ritie ac rotunda tumorositate levatum, extensa brachia, manus tenues, protentosque digilos et gracile corpus parvumque pedem plurimum in suum propositum posse, loia tumeii sollertia et industria in id vigilant, ut hiis, quodam modo a natura con-cessis, aliis superadditis, industria sua quaesitis, habeant quod