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L'attenzione dell' Hauvette non si è fermata a un passo della dedica, nel quale sono allusioni a persone ed a fatti, che possono aiutarci a meglio determinare la data di essa. Il Boccaccio ha respinto con orrore l'idea di dedicare il suo libro ad un papa, perchè ha veduto i papi vestirsi di ferro, e, armati di tutto punto, attentare alla quiete e alla libertà degl'innocenti, frequentare i campi di battaglia, allietarsi degl'incendi, delle violenze, dello spargimento del sangue cristiano. Non andrò troppo lontano dal vero, intendendo che egli, qui, allude alla guerra mossa a' Visconti da Urbano V nel 1363, ripresa da Gregorio XI nel 1371. Le truppe pontifìcie presero e saccheggiarono Cuneo nell'ottobre del 1372, Vercelli nell'ottobre del 1373. — Prosegue che non dedicherà il libro all'imperatore ubbriacone, e nemmeno ad un re, perchè i re, che stanno su i troni mentre egli scrive, sono asini gualdrappati ;
cum falerati sint onagri, et hii potissime, qui hac tempestate praesident regnis: occuriitque primus Gallus sicamber, qui se temerario ausu genere et moribus praeferre coeteris audet, et cui primates monstravere sui, nedum philosophari turpissimum l'ore regi, veruni litterarum novisse characteres detiimentum regiae maiestatis permaximum. Ignari qui sic sapiunt, dam-nantes in regibus quod villicos subdit egregios. Inde Hispani semibarbari et efferati homines a fin ere: post et serus Britan-nus, elatus novis successibus; sic et Pannonius bilinguis, po-puli moltitudine potius quam virtute valens. Postremo mollis et effeminatus Siculus...
Giovanni re di Francia, pessimo re quantunque soprannominato il Buono, « impetuoso e violento, bravo e prodigo », non ebbe davvero bisogno delle rimostranze de' suoi cortigiani ignoranti per non amare e coltivare le lettere. Studioso e colto fu il