— 20ó —
ghinardo, e si vanta d'essergli stato padrino, con un calore, con un tono, che non avrebbe, credo, usato per un bastardo (l). Che Maghinardo si fosse ammogliato due volte, che avesse avuto un bastardo sin dal 1362, sono mere supposizioni; mentre è un fatto, attestato dalle lettere del Boccaccio, che menò moglie un po' prima dell'agosto del 1372, e — circostanza notevole — non senza le esortazioni del vecchio amico. Ed è un fatto (2) attestato dal Diario del Monaldi, che, morendo, non lasciò se non «dei piccoli fanciulli ». Possiamo, dunque, ritenere che il primo figliuolo di Maghinardo, al quale allude la dedica, non nacque prima del 1373, e dopo la sua nascita avvenne la pubblicazione del De Casibus.
L'Hauvette osservò:
Mainardo abitava a Napoli, e lì necessariamente si dovè fare il battesimo : il Boccaccio fece a bella posta il viaggio di Napoli nel 1373, dopo esservi stato nel 1371, e nonostante le condizioni deplorevoli della sua salute? Non l'ha pensato nessuno, e il sig. Kcirting ha supposto che egli fu padrino solo per procura, ciò che abbastanza male si accorda con le espressioni del Boccaccio, quando, parlando a sè stesso, dice: « Illum «x sacri fontis lavacro suscepisti ».
Si potrebbe rispondere che Maghinardo non stava sempre a Napoli — per esempio, non vi stava quando
(') «Nonne insuper buie sacra affinitate junctus es? Secnm, si nie-minit, unici filii ejus cpmmunis pater es; il li enim dedit ipse naturali lege ut esset, tu, Paraclito operante, spiritimi ut bonus esset dedisti, dum illum ex sacri fontis lavacro suscepisti».
(2) < Audivi te eacros celebrasse ymeneos face tamen nocturna, ex quo arbitror te in id esse consilium quod tibi, quibus potui rationibus, suaseram ».