- 192 —
risus, eademque oculorum laetitia, gestus incessusque, et eadem totius corpusculi habitudo, quamquam grandiuscula mea eoque aetate esset provectior: quintum quippe ,jam annum attigerat et dimidium dum ultimo illam vidi. Insuper, si idioma idem fuisset, verba eadem erant atque simplicitas. Quid multa? in nihilo differente3 esse cognovi nisi quia aurea eaesaries tuae est. meae inter nigram rufamque fuit.
La testimonianza di Donato e di Guglielmo non sarebbe più opportunamente invocata qui, in ultimo, dopo la dimostrazione della singolare rassomiglianza delle due fanciulle, piuttosto che prima del confronto? — Insomma, era tale e quale; se non credi a me, credi a quelli, che la conobbero! — Va da se, Donato avrebbe potuto vederla su le ginocchia paterne nel Casentino, — se non a Firenze, come vorrebbe l'Hauvette; ma ignoriamo, e non abbiamo nessuna ragione di supporre che, insieme con lui, l'avesse conosciuta nel Casentino, o a Firenze, il medico ravennate. Insieme con lui, o, su per giù, verso lo stesso tempo, giacche potrebbe anch'egli, Guglielmo, confermare che Violante, all'età di cinque anni e mezzo, aveva la statura, le fattezze, i gesti, il garbo di Eletta. Abbiamo veduto che, nel 1354, il Boccaccio e Donato si trovarono insieme a Ravenna; niente più probabile che Guglielmo dimorasse allora nella sua città; ma Violante, così piccina, aveva, forse, seguito il padre in Romagna? Tornato a Firenze, egli fu, nell'aprile, mandato ambasciatore ad Avignone; a Napoli non venne prima del 1361. — Dunque? Non vedo se non una sola via di uscita da queste difficoltà: — sostituire a novere, nel racconto del Boccaccio, la lezione già data dal De Sade, ridere: — Se non credi a me, credi a Guglielmo ravennate e al nostro Donato, che furono presenti quando io, lieto e bra-