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e « che il Petrarca a lui pensasse mentre scriveva al Boccaccio che un vecchio ravennate assai competente assegnava a lui, Boccaccio, il terzo posto come poeta, mettendolo subito dopo Dante e dopo lo stesso messer Francesco ». Così facendo, Dorilo
esprimeva a Pizia la sua riconoscenza.
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Torniamo a quel luogo dell'egloga XVI, già ricordato per altra ragione, dov' è introdotto Angelo (l'egloga stessa) a domandare se Appennino — il grammatico Donato degli Albanzani — abbia mai veduto Cerrezio (il Boccaccio):
die oro, senem novistis hetruscum hos inter montes et pinguia pabula nostrum?
e Appennino risponde:
Iam vidisse senem memini, nostrisque sub antris nonnumquam duros solitum recreare labores; dumque ravennatis Cyclopis staret in antro et fessus silvas ambirei saepe pualustres, vidimus, ataue Henetum dum venit cernere colles.
L'Hauvette (') ha bene osservato che l'ultimo verso « allude chiaramente ai viaggi del Boccaccio a Venezia, il più recente de' quali rimontava al 1363 » — che, nel terzo e nel quarto, Donato ricorda di averlo veduto a Ravenna, alla corte de' signori da Polenta; che i due primi « alludono a un incontro di Donato con lui anteriormente a quelli di Ravenna e di Padova ». A parer suo, esso incontro
(1) Bull et in italien, 211-12.