Stai consultando: 'Per la biografia di Giovanni Boccaccio ', Francesco Torraca

   

Pagina (185/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (185/434)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   - 186 —
   e « che il Petrarca a lui pensasse mentre scriveva al Boccaccio che un vecchio ravennate assai competente assegnava a lui, Boccaccio, il terzo posto come poeta, mettendolo subito dopo Dante e dopo lo stesso messer Francesco ». Così facendo, Dorilo
   esprimeva a Pizia la sua riconoscenza.
   *
   * *
   Torniamo a quel luogo dell'egloga XVI, già ricordato per altra ragione, dov' è introdotto Angelo (l'egloga stessa) a domandare se Appennino — il grammatico Donato degli Albanzani — abbia mai veduto Cerrezio (il Boccaccio):
   die oro, senem novistis hetruscum hos inter montes et pinguia pabula nostrum?
   e Appennino risponde:
   Iam vidisse senem memini, nostrisque sub antris nonnumquam duros solitum recreare labores; dumque ravennatis Cyclopis staret in antro et fessus silvas ambirei saepe pualustres, vidimus, ataue Henetum dum venit cernere colles.
   L'Hauvette (') ha bene osservato che l'ultimo verso « allude chiaramente ai viaggi del Boccaccio a Venezia, il più recente de' quali rimontava al 1363 » — che, nel terzo e nel quarto, Donato ricorda di averlo veduto a Ravenna, alla corte de' signori da Polenta; che i due primi « alludono a un incontro di Donato con lui anteriormente a quelli di Ravenna e di Padova ». A parer suo, esso incontro
   (1) Bull et in italien, 211-12.