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verità, non mi pare che, per queste e simili cortesie, si debba mandare il Boccaccio a battersi la zucca nella seconda fossa di Malebolge; tanto più se si riflette — come non è stato fatto — che egli le scrisse dopo la morte di Luigi, il quale, verso la fine della sua vita, « optimi regis et virtuosi mores assumpserat » (l), aveva preso a comportarsi da ottimo e virtuoso re.
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Anche nell'egloga X, l'Hortis credè trovare « allusioni alla morte di Andrea, al matrimonio tra Giovanna e Luigi di Taranto » (2). Lo Zumbini, che ad esuberanza dimostrò errate altre interpretazioni, per altri passi di essa proposte dal benemerito dotto triestino, di questa non si occupò, e fece bene; ma poi, rilevando l'accenno a Pizia, che, nell'egloga ottava, rappresenta il Boccaccio, congetturò che « l'egloga presente fosse sorella dell'ottava ».
Giovanna fu ad Avignone dal 1348 al 1351? — Va osservato che, nelle manifestazioni di giubilo, si segnalarono i mercanti toscani dimoranti a Napoli. < I baroni ch'erano accolti a Napoli.... e' gentili uomini di Napoli... con m Ita festa si misono ad andare al Carmino per conducere il re e la reina in Napoli con molta allegrezza, e da parte i Fiorentini e Sanesi e Lucehesi mercanti che allora erano in Napoli, e Genovesi e Provenzali e altri forestieri, catuna gente per sè vestiti di ricche robe di velluti e di drappi di seta e di lana, con molti stromenti d'ogni ragione, sforzando la dissimulata (?) festa, andarono incontro al re e alla reinn. » AI. Villani I, 20,
(!) Perciò il Boccaccio lo chiamò Alceslo, € ab alce quod est virtus, et aestui, quod est fervor ». Corazzisi, 269. Non è, dunque, anteriore al 1355 nemmeno la composizione di questa egloga, come vorrebbe l'Hauvetfe. Il re Luigi non la potè leggere; quindi perdono ogni valore i commenti dell'Hortis, 20, e dello Zumbin', 113. f2) Stuilj, -13.