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ferenza. Ma, ripeto, dove, e quali sono le lodi? Nel-l'egloga III, nessuna. Nella IV, Doro (Luigi) racconta che, non appena egli aveva sposato Melalce, e cominciato a guidar le greggi nella selva calcidica, fu costretto a fuggire con l'aiuto validissimo di Pizia, senza poter nemmeno tentare un po' di resistenza; Montano gli predice, dopo altri pericoli e danni, il ritorno e la vittoria. Alla fuga alludono due versi della V, non più di due, e non laudativi:
Alcestus trevidans abiit, tremebunda Lycoris
in dubium liquit silvas evecta per altum. (!).
La VI descrive a npiamente - però, non falsando la storia (2) - la grande letizia, che, al ritorno di lui, provarono tutti; ma, piuttosto che lodi, gli si fanno augùri, gli si esprimono speranze. Egli richiamerà Astrea, rimetterà pace dappertutto, onorerà degnamente le Muse; sia lume e decoro alle selve, ai pastori, alle fanciulle; i posteri leggeranno le sue geste incise nelle cortecce de' cornioli e de' faggi. In
(!) 1 E, quel che era il sommo d' mali, fuggitisi di quivi Alcesto e Licori. » Zombisi, Le egloghe, 110. Mi pare un» chiosa uou richiesta nè consentiti dal testo. L'Hacvette, Notes, 181, scopre un'a lusioue alla famosa pe
Infectas tabo pecudes morbisqne capellas ; ma la fuga avvenne nel gennaio, quando la peste non era fjise scoppiata anoora a Napoli (a Firenze scoppiò nell'aprile). Del resto, nou la portò Polifemo (il re d'Ungheria)'.
(3) « Die XVII augusti intraverunt Neapoli domini nostri regina Iohanna cura domino Ludoyco viro suo et Maria filia eorum cmn tredici!!! galeis, ubi fuerunt recepti cum paliis cum maximo fasto et ma-xitno honore... Eodcm sero in civitate Neapoiis fuerunt faeta maxima luminaria. * Chron. Sicuhtm, 12. « Cum laetitia et honore recepti fuerunt voci ferantes: Vivant Domini nostri naturale» ! » Chron, Suessannm ; cfr. Cron, di Par'.enope. Dovo ha pescato l'Hutteu, 171, che la regina