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rito di questa, Carlo Artus, gran Camerario, era stato uno de' capi della congiura contro Andrea ('). Si raccontava cbe il figliuolo di lui, Bernardo, afferrato l'infelice principe all'uscir dalla camera, lo avesse tenuto fermo, mentre gli altri assassini gli gettavano il laccio al collo (2). Carlo e Bernardo erano stati messi a morte (3); perciò Y inultum alluderebbe alla loro rispettiva moglie e madrigna, cbe il Boccaccio, quando compose l'egloga, potè sapere o sospettare connivente, partecipe al delitto, eppure rimasta impunita. E quasi superfluo avvertire che le buone o cattive ragioni accennate innanzi, da cui potè essere spinto a mutare così radicalmente l'opinione, che s'era fatta della contessa di Altavilla, non le ebbe per modificare il suo giudizio su Giovanna, alla quale — « italicum iubar perful-gidum, non tantum foeminarum sed regum gloria », lodata soprattutto per le recenti prove di fortezza d'animo (4) — aveva pensato di dedicare, prima che alla contessa, il libro delle Donne famose. — Ma se, ciò nonostante, si persistesse a voler avvolti nell'accusa di Damone, cioè nell'allusione al crimen inid-tum, Giovanna e Luigi, si dovrebbe modificare la sentenza severa dello Zumbini; il Boccaccio avrebbe biasimato dopo di aver lodato. C'è una notevole dif-
(!) D. (li Gravina e G. Villani. « Capit regem per capillos Chron. Estense, 431.
(2) D. di Gravina: « Berterandus filius Caroli Artus.... euridem ducem potenter aecepit, et cuni eo luctans, tenuit ipsnm. »
(3) D. di Gravina dice per opera di Caterina di Courtenay; il Chron. Estense riferisce ohe furono presi dal duca di Durazzo e da Luigi di Taranto, coadotti a Napoli, e fatti morire in prigione « quo-¦f/am veneno propter reverentiam regis Roberti sui patris. »
(4) Corazzisi, 231-32.
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