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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   in un altro luogo dell'egloga, egli esplicitamente fa intendere che Mida non vi aveva preso parte. Damone, dopo aver parlato delle colpevoli relazioni di Mida con la ninfa « onore delle selve », e detto che ella lo tolse dalle basse cure del commercio e gl'ispirò alte ambizioni, racconta:
   Cumque 'diem lunctus terras dirnitteret Argus, et laevo tandem fato cecidisset Alexis, extemplo callens hic se se miscuit altis pasturum rebus, dircaeaque semina passim omnia comvlevit iactans, cumque impia virtus in se discordcs armasset cuspide Iratres prosiliens, avidus Midas pecndesque bovesque occupat insidiis...
   Subito dopo la morte di Andrea, ma dopo. Infatti, la discordia tra i due fratelli Roberto e Luigi di Taranto, della quale il Boccaccio incolpa qui l'Acciaiuoli, scoppiò quando tutt'e due essi aspirarono alla mano di Giovanna, rimasta vedova. L'Acciaiuoli, avendo procurato, poi, le nozze di lei con Luigi, e ricuperato loro il regno, divenne potentissimo, ne fece di tutti i colori, et pariter secum trux inde Lupisca. Giovanna e Luigi li han lasciati fare; tutto ciò non sarebbe accaduto, se l'ira del cielo e la morte di Andrea non l'avessero permesso; — tale pare a me il senso esatto della risposta di Damone alla domanda di Pizia. Che se l'accenno al crimen inul-tum contenesse veramente un'accusa determinata per qualcuno, esclusa la colpevolezza di Mida, l'accusa colpirebbe in pieno petto Lupisca, della quale riaffermano le iniquità i tre ultimi versi del racconto di Damone. La colpirebbe, soggiungo subito, non senza fondamento, sempre che in lei fosse adombrata le sorella del Gran Siniscalco. Si ricordi, il primo ma-